VALENTINO, poi il VECCHIO MENDICANTE.

Valentino

(è solo, fumacchiando la sua pipetta, intento ad incollare della carta sopra un gran pezzo di cartone quadrato che è a terra. È inginocchiato, spalmando di gomma il cartone. Poi vi stende su dei fogli bianchi e appiana con la mano per toglierne le pieghe. Borbotta celiando con sè stesso:) Il lavoro nobilita l'uomo: e siccome, tutto sommato, io sono un uomo.... (S'interrompe sollevando un po' il cartone e guardandolo.) Per la grandezza mi pare che vada bene. Ma viceversa va male, perchè non ci sta tutto. (Rimette a terra il cartone e accenna col dito indice le parole che dovrà dipingervi, pronunziando le sillabe a una a una:) «Si ven-de sin da og-gi que-sto vil-li-no con tut-ti i mo-bi-li». .... No, non ci sta. Omettiamo il «sin da oggi», chè, tanto, il lettore intelligente lo legge tra le linee. (Si leva e prende di su la scrivania un grosso calamaio.) Qui dentro dovrebbe esserci dell'inchiostro. (Torna a mettersi ginocchioni e mediante un pennellaccio che ha sotto mano comincia a dipingere con l'inchiostro, continuando a celiare.) Una «esse» portentosa!...

La voce del Vecchio

A chi ha cento io cerco tre...

Tutto a voi e un poco a me.

Valentino

Oh oh!... Il mio collega è ancora vivo!

La voce del Vecchio

(più vicina) Fate la carità a un povero vecchio marinaio. (Egli comparisce nel parco. È più logoro, più curvo, più stanco.)