Già! Io mi sento ristorato. Io mi sento meglio. E allora, ve ne prego, continuate, continuate a tormentarmi. Deridetemi, beffeggiatemi, sferzatemi senza misericordia, e quando, all'ultimo, mi avrete completamente guarito, io non vi chiederò più il permesso di partire, ma vi chiederò il permesso di restare! Ecco, se mi aveste trattato sempre così, se foste stata con me sempre scortese, ruvida, sarcastica, impertinente, io forse non mi sarei innamorato di voi.
Clotilde
(con inconsapevole eccitamento e con accento accelerato) E avreste avuto torto, fanciullo che siete! La cortesia per la donna è una formalità, la dolcezza è una educazione, la bontà... è un'abitudine. Una donna che è con voi buona, dolce, cortese, non fa che rappresentare bene la sua parte di donna. Invece (nervosa) l'indizio di probabile amore è precisamente uno scatto di collera, un impeto di rabbia, un gesto o una frase di disprezzo, di alterigia, d'impazienza, insomma una nota stridula che dispiace e che piace, un frizzo, una malignità, una cattiveria e sinanche, qualche volta, una insolenza. (Federico, ascoltando attentamente, le si è accostato a poco a poco, assai dappresso, e, in questo punto, ella, sempre più nervosa, sbuffando, si alza a un tratto e, cambiando tono, aggiunge:) E adesso andate via, e non mi annoiate più!
[pg!77]
Federico
(resta ancora seduto, contemplandola. Poi, lentamente si alza e va a raccogliere il cappello e le valige.)
Clotilde
Che fate?
Federico
V'obbedisco.