(voleva andare incontro al padrone e, vedendolo comparire, si è fermata, senza avere il coraggio di parlare.)

Luigi

(s'arresta, guarda intorno con le pupille dilatate e dopo un istante di silenzio generale, esclama:) Tutta questa gente!... Tutta questa gente!... Che fa in casa mia?... È una congiura contro di me!... Mi si vuol fare impazzire!... (Silenzio. — A Francesca) E tu non dici nulla? Sei tu che l'hai chiamata questa gente?

Il Pretore

(con rispettosa mitezza) Perdoni. Io sono il Pretore, e, sa, trattandosi d'un suicidio, d'un avvelenamento, sono costretto, mio malgrado, a procedere alla prova specifica legale. La povera morta è là....

Luigi

(lo guarda ancora, sospeso. Indi, paurosamente, ripete:) La povera morta!... (E con una intonazione da forsennato, come dianzi, con una intonazione quasi bambinesca, ricomincia:) No!... No!... Perchè avvelenarsi?... Perchè morire?... Per quale ragione?... Non è... non può esser vero!... (E, risoluto, si precipita nella stanza da letto chiamando forte, quasi gridando:) Gilberta! Gilberta! Gilberta!... (Poi si ode, di lontano, la sua voce soffocata e vibrante di terrore) Gilberta!.. Gilberta!...

(Lungo silenzio.)

Il Pretore

Dunque, dottore?...