Nellina
(levandosi con una sorpresa quasi comica) Accidenti, che frasi terribili!... Di dove le prendi?
Gigetta
No, no, non scherzare, Nellina! Non scherzare!
Nellina
Ma come diamine è fatta questa famosa scala della vergogna che ha un ultimo gradino di cui tutti si preoccupano? Io pagherei un occhio per saperlo!... Ed anche mi piacerebbe di sapere a quale punto della scala mi trovo io adesso. (Ridendo con ostentazione) Dove mi vedi tu, Gigetta? Di': dove mi vedi?
Gigetta
(prorompendo con una infrenabile angoscia) Fammi la grazia, fammi la grazia di non scherzare! Tu ti metti in mano uno staffile, e dài e dài e dài, senza sospettare le piaghe che apri! Io credo che, se tu ti accorgessi di quello che fai, ne avresti pena... e mi risparmieresti un poco.
Nellina
(fortemente impressionata, è presa da una contrizione confusa, da una confusa pietà, da un dolore indeterminato, in cui si smarrisce. — Dopo una pausa, cerca di esprimersi.) Che io non m'accorga di torturarti, è certo. Tu stessa non ne dubiti.... E giacchè nemmeno tu mi dici in qual modo io ti torturi, che rimedio c'è? Nessuno. Senza volerlo, senza avvedermene, io forse ti torturerò ancora... e, quando tu te ne lamenterai, non potrò che esserne mortificata, non potrò che chiederti perdono... come te lo chiedo in questo momento.