(interrompendo) No, babbo, non ho inteso di farti un ammonimento....

Cesare

Lasciami dire. Non sono addirittura imbecillito e ho poi sempre dentro di me qualche cosa che basta a farmi vedere tutto quanto vi è di biasimevole nella mia esistenza. Lo vedo, sì, lo vedo e lo dissimulo talvolta a me stesso. Mi creo dei pretesti, ricorro a cento cavilli per giustificarmi innanzi agli occhi miei, per convincermi di non avere nessuna colpa; ma la visione esatta della realtà, all'improvviso, mi si avvinghia al cervello e non riesco a cacciarla via se non chiedendo all'alcool l'inconsapevolezza dell'abbrutimento. (Breve pausa.) Tu ti allontani per non essere più il mio spettatore. Non oserei oppormi alla tua volontà... anche perchè so, purtroppo,... che non potrei mutare. Ma non credere che io non abbia per te l'affezione profonda che ogni padre non snaturato ha per un figlio impeccabile. Ti ho tenuto lontano per una specie di pudore, e ora ti consento di separarti da me per il rispetto che ti debbo. Nondimeno, Giacomo, io non voglio perderti. Ben presto sarò un uomo orribilmente logoro.... E Dio sa quali supplizi d'animo e di corpo sono serbati ai miei ultimi anni. Allora, io avrò tanto bisogno della tua assistenza, avrò tanto bisogno della tua purezza!... Promettimi... che mi starai vicino.

Giacomo

(con le lagrime agli occhi) Non dubitare, babbo. Ti starò vicino.

Cesare

(molto commosso, tace per qualche istante. Poi, chiede:) A che ora parti?

Giacomo

Parto sùbito. Ho già fatto uscire il mio bagaglio per le scale di servizio.

Cesare