(prorompendo con una infrenabile angoscia) Fammi la grazia, fammi la grazia di non scherzare! Tu ti metti in mano uno staffile, e dài e dài e dài, senza sospettare le piaghe che apri! Io credo che, se tu ti accorgessi di quello che fai, ne avresti pena... e mi risparmieresti un poco.

Nellina

(fortemente impressionata, è presa da una contrizione confusa, da una confusa pietà, da un dolore indeterminato, in cui si smarrisce. — Dopo una pausa, cerca di esprimersi.) Che io non m'accorga di torturarti, è certo. Tu stessa non ne dubiti.... E giacchè nemmeno tu mi dici in qual modo io ti torturi, che rimedio c'è? Nessuno. Senza volerlo, senza avvedermene, io forse ti torturerò ancora... e, quando tu te ne lamenterai, non potrò che esserne mortificata, non potrò che chiederti perdono... come te lo chiedo in questo momento.

Gigetta

(correndo a lei e abbracciandola con uno slancio violento di protesta tenera e dolorosa) No, taci, taci, Nellina! Queste parole sulla tua bocca, no!

Nellina

Sei tanto migliore di me, tu! (Stringendola vivamente al petto) Ed hai un gran desiderio di baciarmi ora, lo sento. Baciami, baciami: non importa che va via la truccatura! Baciami quanto vuoi!

Gigetta

Nellina mia!... Nellina mia! (La bacia con effusione infinita.)

(Qualche istante di silenzio.)