Il mettervi a contatto l'una dell'altra, se pure io avessi potuto trovare un pretesto per farlo, sarebbe stato una crudeltà. Dal momento che fra noi c'era l'intesa di mantenere il segreto soprattutto al cospetto di lei, ti avrei procurate le più acute sofferenze stimolando la tua improvvisa sensibilità di madre.
Gigetta
Questo è giusto.... Ma non ti sembra una crudeltà anche più dura il tagliarmi per sempre la strada? Ed è una così grave colpa l'aver cominciato a sentire, con l'andare degli anni, ciò che non sentii quando, brutalizzata dagli uomini, gettai via la mia bambina? Io sono quel che sono, e, oramai, è vero, non posso rifarmi una onestà per offrire degnamente una madre alla creatura che ho fatta io; ma... la certezza di non diventare mai nulla per lei... mi rattrista troppo... e il potermi illudere un poco... mi farebbe tanto bene. Illudere su che?... Non lo so.... Mi basterebbe una illusione vaga, un'illusione... senza logica... come è la mia vita. (Ha qualche lagrima negli occhi.) Mi aiuterebbe, se non altro,... ad essere... meno leggera in avvenire... e me ne accontenterei.
Cesare
(stranamente turbato, stranamente preso da quelle parole) Senti. Ti garantisco che, udendoti parlare così, faccio tacere, con una insolita forza di volontà, ogni mio... egoismo. Il programma che tu sogni è assolutamente fantastico. Io non posso e non debbo essere l'intermediario fra te e lei per questa specie di esperimento da te vagheggiato. Nella situazione in cui ci troviamo, o un tentativo energico, o niente. (Accalorandosi in uno sforzo nobile con cui, secondando la donna, vorrebbe anche liberare la sua coscienza) E poichè la separazione nostra è, comunque, improrogabile, io ti consiglio di rivelarti a lei, oggi stesso. Bene o male, questo diritto lo hai. E se ti sentirai capace di trarla a te con la tua rivelazione e di condurla in casa tua, non sarò io che te lo impedirò. Dunque, decidi! Vuoi tentare?
Gigetta
(dopo lunga esitazione, tristamente commossa, accenna col capo di no. Indi, quasi parlando a sè stessa, aggiunge:) Sarebbe una imprudenza grande!... Giocherei tutto in un colpo solo.... E se perdessi, perderei più della speranza: perderei... anche quello che resta di incerto... nel cuore di chi ha inutilmente sperato. (Ora i suoi occhi riboccano di lagrime. È un pianto mite e breve. Poi, ella, rassegnata, si alza, rivolgendosi a Cesare:) Non insisto più.... Me ne vado. (Un istante di pausa.) Addio, Cesare.
Cesare
(tuttora seduto, compreso da sensazioni opposte, tace col capo chino. Quando ella si avvia lentamente per uscire, egli si leva e mormora:) Addio, Gigetta.
La voce di Nellina