Enrico

(si abbatte su una sedia, in silenzio.)

Clotilde

Non mi pare che sia il caso di pigliarla così tragicamente, cara Nanetta: tanto più che le apparenze dànno ragione a mio figlio. Il suo torto potrebb'essere soltanto quello di darsi pena per un fatto... il quale non riguarda che te. Tu hai da un pezzo proclamata la tua emancipazione, che, alla tua età, e dopo tante disillusioni, è più che legittima. E, visto che non riesci a domare la passione che hai per quell'uomo, la tua imprudenza... è comprensibile. Per conto mio, riconosco che fai benissimo a cavar dalla vita il meglio che puoi.

Nanetta

(la fronte in fiamme, le guance violacee, esplode, e le sue parole sono una valanga d'ironia facinorosa) Sì, zia: a qualunque costo, il meglio che posso, e, sopra ogni cosa, tutte le dolcezze, tutte le gioie dell'amore, perchè sono esse appunto che meritano certamente che si faccia tacere il nostro decoro, la nostra fierezza, il nostro pudore, ogni scrupolo della nostra coscienza, ogni sentimento che non abbia le radici nel nostro egoismo! Tu m'incoraggi, non è vero?, tu m'incoraggi a sostituire, finalmente, alla malinconica speranza d'essere una moglie l'allegra realtà d'essere un'amante?! (Scoppiando in una risata frenetica) Ah ah ah ah!... Nessuna donna è stata mai più ridicola di me!

Clotilde

Ma frènati, Nanetta! Tu sei in uno stato d'esaltazione che mi spaventa e che m'impedisce di raccapezzarmi.

Nanetta

(grida:) Cavo dalla vita il meglio che posso, io, e perciò fuggo da tuo figlio, che, un momento fa, mi prometteva di sposarmi!