Ludovico

(soggiogato da un'idea tragica) Tu temi che io voglia violare il tuo dolore? No! No! Non lo temere! Io non voglio che accogliere il destino, il nostro destino. Tu sei presso la mia porta come una mendicante.... Ebbene, io vedo e so che questo non è più il tuo posto. (Vibrando di passione e indicandole la porta della sua casa) Entra, Caterina! Entra! Entra!

Caterina

(come in preda a un crescente timor panico) Non ancora! Non ancora!... Anzitutto, tu devi comprendermi e devi aiutarmi.... In questi quindici giorni, attraverso al mio dolore immenso, penetrava e mi pungeva, pertinace, insistente, la tentazione di te. La povera creatura che ci aveva separati era... sparita; ed io pensavo che se fossi ritornata a te — sola — peccatrice piena di rimorsi, ma tutta tua, non più madre, non più stretta al passato — tu non mi avresti respinta. Questo pensiero era più forte di ogni altro; questa tentazione diventava irresistibile.... Ma ora che sono dinanzi alla felicità... c'è dentro di me qualche cosa di complicato e di sinistro che me la vieta, che mi esulcera il cervello, che mi piglia alla gola come per soffocarmi. Io ho paura, Ludovico, ho paura!...

Ludovico

Paura di che?!

Caterina

Ho paura del dubbio terribile d'avere aspettata nel fondo oscuro dell'anima mia, senza rendermene conto, la morte del mio piccino, per correre a gettarmi fra le tue braccia.... È atroce, è atroce!... E tu devi aiutarmi a vincere questo dubbio prima che io entri nella tua casa!... Te ne supplico, Ludovico: aiutami tu, aiutami tu!

Ludovico

(suggestionato) Ma se davvero questo nostro ravvicinamento ti minacciasse un nuovo rimorso, quale potrebbe essere l'aiuto che mi chiedi?... Uno solo, Caterina, uno solo: (con violenza) fuggirti o scacciarti....