Ma che distrarre! che distrarre! Quando sedevi sempre a questo posto per leggere o ricamare, le mie idee si succedevano così fluenti e facili che mi sembrava di scriverle come se qualcuno me le dettasse.... (Tira un cassetto della scrivania e cerca.) Li tengo ben nascosti i miei versi, sai, perchè, modestia a parte, sono di una bruttezza rara. (Ridendo) Ah ah ah, addirittura infantili. Nondimeno, dicono quel che devono dire, e, conveniamone, da un sociologo noioso come me ci sarebbe da aspettarsi di peggio. Vedrai. (Con in mano alcune pagine scritte) Leggerò il primo sonetto. Ti secca?... Eh sì, lo vedo che ti secca.

Caterina

(inquieta — dissimulando) Leggi.... Tutto ciò che è tuo m'interessa: ne sei persuaso.

Ludovico

(con un pudore di collegiale) Mi dài soggezione, mi dài. Basta! Animo, Ludovico! (Legge:)

Vagisci, o bimbo, e il tuo vagito pare

non so quale prodigio d'eloquenza.

Non pensi, è ver, ma a tutto fai pensare

in questa tua dolcissima incoscenza.

(A Caterina) Non ti va?