Carsanti
(cerca reprimersi, ma poi, pallido di collera, scoppia.) Ah!... nessuna vergogna, nessun dolore può eguagliare il supplizio di vedersi respinto come questa femmina mi respinge!... Da venti giorni, io combatto con tutti i mezzi per piegarla, per conquistarla; da venti giorni, io la circondo di [pg!234] cure, di cortesie, d'affetto, io la colmo di denaro, di abiti, di gioielli... e lei mi sfugge, lei mi disprezza, lei mi offende concedendomi appena l'elemosina d'un bacio sdegnoso e mostrandomi sfacciatamente il suo disgusto, come se avesse oramai il diritto di succhiarmi il sangue per poi buttarmi via come un limone spremuto.
Clelia
Calmati, Gerardo, te ne prego... non giudicarmi così.... Ricordati, ricordati bene a quale condizione io accondiscesi....
Carsanti
Condizione assurda!
Clelia
(altera) Assurda o no, voi e la vostra mezzana, insidiandomi, me la faceste credere possibile, ed io l'accettai. (Cambiando subito tono — con accento umile e remissivo) Non dico che adesso voi abbiate torto; ma, via, non potrete negare d'avermi stranamente ingannata.... Sulle prime, m'avevate fatto supporre in voi un misto di generosità e di vanità, e io avevo creduto di potere essere da voi soccorsa non diventando... che la vostra vetrina. Pur troppo, non sono nuova alla vita: so che spesso noialtre creature frivole ed inette non siamo che l'insegna della maschilità e della vanità di chi ci prende in fitto. E questa idea, da cui tante donne si sentono offese, a me, invece, aveva sorriso. Ero più o meno colpevole delle altre? Non so. Diversa [pg!235] certamente: e questa è la vera causa di tutto ciò che accade. Diversa, sì, diversa.... E quando mi sono accorta di essermi lasciata ingannare, quando mi sono accorta dell'assurdità delle mie illusioni, ho tentato di abituarmi al pensiero d'essere veramente vostra; ho tentato di ridiventare come sono le altre, come sono stata anch'io; ma qualche cosa di misterioso e d'invincibile me lo ha impedito inesorabilmente! Ora comprendo d'essere stata un'egoista e peggio, comprendo che debbo chiedervi perdono; e ve lo chiedo umilmente, umilmente....
Carsanti
(commosso) No, non chiedermi perdono. Non voglio. Mi basta che tu sii pentita.... La tua umiltà (quasi stizzoso) mi molesta.... Non voglio che tu sii umile con me! (Diventando mellifluo) E poi... perchè chiedermi perdono? Tu non sai quello che fai.... Tu sei Cosuccia, non è vero? (ricominciando a carezzarla) ... la mia Cosuccia, e io desidero che tu non ti tormenti, che tu non sciupi con le sofferenze questo bel visino.... Io dimenticherò il male che mi hai fatto... io non oserò mai più di alzare la voce.... E tu, anche, sarai buona... sarai la mia amica... la mia compagna... la mia amante.... Sì? La mia amante?