Mario
(Pausa. Con sforzo di pazienza) Insomma, Clelia, cerchiamo di abbreviare questo colloquio increscioso. Riassumi le tue idee, e dimmi con calma: da me tu che pretendi?
(Il dialogo diventa man mano concitato, febbrile, incalzante.)
Clelia
Nulla pretendo. Io desidero, innanzi tutto, di convincerti che il mio bambino è tuo.
Mario
Non puoi convincermene.
Clelia
Ma perchè non posso? Perchè? Pensaci bene, Mario: la nostra relazione non è rotta che da dieci mesi, e precisamente domani saranno passati due mesi — m'intendi? — da che il bambino m'è nato. Se anche tu, cinicamente, volessi fingere d'ignorare, se anche ignorassi davvero la miseria squallida che da quando mi lasciasti io ho preferito a ogni risorsa losca, a ogni mezzo consigliatomi dalla mia trista esperienza, a ogni utile transazione, non potresti negare ciò che le date, innegabili, ti accertano.
Mario