(con impeto di disperazione) Io, dunque, debbo rinunziare al sogno di ridare il padre al mio bambino, debbo rinunziare al sogno di assicurargli una guida, un avvenire, un nome?... Dio, Dio mio, aiutatemi voi, aiutatemi voi! (Pausa. Poi, prendendogli dolcemente le braccia, le mani, circondandolo amorosamente) Mario, ho tanto sofferto, e ho sofferto in pace, per mettere al mondo quel piccino che, pensavo, sarebbe stata la continuazione della parte migliore della mia vita. Ero sola, ero malata, accettavo il soccorso offertomi da qualcuna delle mie amiche d'una volta — domandane al dottor Fonseca — e ne arrossivo, mi umiliavo, sì, mi umiliavo; ma da una intima soddisfazione ero animata e confortata... perchè?... perchè sentivo nelle viscere il frutto, il tesoro del nostro amore!
Mario
(svincolandosi senza violenza) Clelia....
[pg!276]
Clelia
No, non aver paura.... Non saprei più sedurti... Sono diventata un cencio.... E non attraverso la mia persona ammiserita tu devi beneficare quel poverino.... No... la mia persona esiste già così poco e non vale più niente e non spera e non esige niente per sè, ed è disposta a ogni sacrifizio purchè egli sia salvato e salvato da te.
Mario
(dibattendosi tra due sentimenti opposti) Clelia, non parlarmi con tanta dolcezza....
Clelia
E tu non forzare al cinismo la tua natura nobile.... Essa, me ne accorgo, non mi accusa di menzogna.... Mario, Mario mio, lasciati commuovere... cedi alla tua indole... liberami da queste pene atroci... dimmi che salverai il mio angelo, che lo accoglierai, che lo assisterai, che gli vorrai bene... che gli sarai padre. (Lo guarda ansiosamente e angosciosamente negli occhi.)