La preoccupazione visibile della signora lo fe’ persuaso di aver colto nel segno.

— Signora mia, disse, condizione prima di una cura seria è una grande, un’intera confidenza nel medico.

In quella un uscio si socchiuse e una giovane signora sporse ansiosamente il capo e chiamò fuori la padrona di casa.

Questa accondiscese con apparente dispetto e stette fuori un quarto d’ora durante il quale il medico intese un vivo e incomprensibile bisticciarsi nella stanza vicina.

Poi la padrona tornò nel salotto di malumore e non riprese il discorso interrotto.

Il medico allora fe’ qualche prescrizione, poi, promettendo di ripassare a vederla, si accomiatò dalla signora ed uscì di là con una grande curiosità di scandagliare il mistero di quella casa.

Il messo ch’era venuto a cercarlo al Belvedere, un vecchietto guercio, gli aveva detto che la sua padrona si chiamava Elvira Stigliano ed era napoletana.

Il barcaiolo che lo tragittò nel ritorno a Santa Margherita aggiunse a queste informazioni che la signora aveva seco un figlio e la nuora, e che questo figlio, malato, lo si vedeva raramente fuori e mai solo.

Il dottore lasciò passare due o tre giorni, poi com’aveva promesso, tornò a Gandria.

Donna Elvira aspettava la sua visita; lo accolse con premura.