Un’altra persona era entrata: donna Elvira che era venuta dietro al figlio ed aveva assistito alla scena dolorosa.
Ella si fe’ innanzi. E Zaverio le corse incontro, e le si abbandonò sul seno, gridando:
— Mamma, mamma!
Erano tre anni ch’egli non la ravvisava più.
La povera donna fu per morirne dalla gioia: lo strinse, lo baciò furiosa, lo levò di peso, se lo portò via di là con uno sforzo sovrumano fino alla vicina sua casa.
Il medico e Vittoria la seguirono; ella lasciò entrare il medico ma cacciò la baronessa gridando:
— Scellerata, vuoi uccidermelo, non t’ha detto che sei il suo mal genio!
Zaverio era svenuto. Mentre il medico gli prestava le cure dell’arte sua, la madre s’inginocchiò al capezzale, pregando, aspettando ch’egli si riavesse.
Ma appena egli ricuperò i sensi chiese di donna Vittoria.
La povera duchessa ebbe un bel chiamarlo per nome e coprirlo di carezze: egli non la riconobbe più.