— Scommetto che voi mi date in cuor vostro del millantatore e mi accusate di vanti esagerati. Dite la verità.
Aspettò inutilmente una risposta: passeggiò su e giù per la camera; poi si affacciò di nuovo alla finestra, si chinò verso il compagno e gli sussurrò all’orecchio:
— Noi siamo amici: or bene io ti do e ti chieggo una prova d’amicizia. Vieni.
Lo prese per mano e, aperto un usciolino, lo menò nella serra.
Un cane sbucò fuori latrando e addentò per le falde l’abito del giovine.
Ad una voce del padrone si accovacciò.
Attraversarono la serra; il barone teneva sempre salda la mano del compagno e lo guidava frammezzo ai vasi e agli arnesi che ingombravano il luogo.
Il giovine tremava.
— Hai paura? gli domandò il barone.
— Dove andiamo?