Siro depose la lanterna e chinandosi verso di lui:

— Signore, disse con voce rauca, voi non mi conoscete: ma io potrei forse in questo momento esservi utile. Potrei recare a qualche persona gli avvertimenti che vi premesse di fargli.

Aspettò invano una risposta.

S’udiva di fuori il lento e misurato gocciolar delle grondaie.

— Io so, riprese, che la sorte di molta gente dipende da voi; una grave missione vi è commessa, se voi voleste confidarmela io l’adempirei fedelmente secondo le vostre intenzioni.

Il giovine non aperse labbro, non si mosse, solo lo guardò con un superbo, infinito disprezzo.

— Non mi credete capace? ebbene vi posso dire che il dottore Vaccarezza di S. Zita — lo conoscete — mi diè più volte di siffatti incarichi e li ho sempre sbrigati a dovere. Egli potrebbe dirvelo. Anzi, datemi una riga, una parola per lui; io l’avvertirò — egli penserà al resto. Va bene così?

Ma l’altro taceva sempre.

Siro tentennava il capo tristamente.

— Ricusate i miei servigi? pure io ve li offro di cuore; perchè li ricusate? Il vostro silenzio può costare la vita a tanta brava gente.... Io potrei salvarla.... e lo farei tanto volentieri!