— Quella a mare?

— No, quella verso l’appartamento del barone.

— Un uomo?

Il giardiniere fe’ un passo avanti e le mostrò un cappelluccio d’uomo a piccola tesa.

— Va via! gridò fra i denti la signora presa da una gran collera.

Ella rimase là alla finestra, finchè il sole, spuntando dietro Sant’Elmo, venne a ferirle l’occhio smarrito.

Allora si ritrasse, si buttò sul letto, lacerando convulsa coi denti la federa ricamata dei guanciali per soffocare un ruggito che le squassava il seno.

III.

Alcuni mesi dopo, verso il fine d’autunno, in casa di Ruoppolo, c’erano delle novità. I signori non avevano, come usavano gli altri anni, abbandonata la palazzina di Mergellina. Le sale del primo piano si aprivano ogni sera e ci veniva molta gente.

Il barone vi convitava i suoi amici, e donna Vittoria già così schiva della compagnia e tanto altezzosa, li riceveva e mostrava per questi cavalieri dell’ecartè o del nove una singolare condiscendenza.