Gustavo accostatosi vide allora un guarnellino rosso che appariva e scompariva dietro le rupi che costeggiavano il torrente. Poco dopo, a uno svolto, ravvisò la Krimilth.

Veniva su lentamente, ma franca e disinvolta pel sentiero tortuoso e dirupato e non metteva piede in fallo.

Karl disse sottovoce:

— Zitto! a disturbarla ne’ suoi pensieri, c’è rischio di darle le convulsioni e farla precipitare.

La fanciulla continuò a salire.

Gustavo la vide allora in viso per la prima volta: poteva avere sedici anni al più, una copiosa capigliatura fina, d’un rosso pallido, scendeva a riccioloni, a cannoncini ad incorniciarle la faccia bianca, un po’ lentigginosa; aveva fattezze irregolari, sottili, la fronte alta, angolosa; graziosissime invece le curve della bocca e del mento, — uno strano contrasto di delicatezza e di forza, di bontà e di fermezza, e, cosa singolarissima, in cambio della stupida esitanza dei ciechi, una singolare espressione, una grande risolutezza. C’era nel suo portamento la sicurezza inconscia del sonnambulo.

Quando li ebbe oltrepassati, si fermò e stette un po’ sopra di sè; poi disse nel dialetto germanico del paese:

— Fratello Karl, chi è con te?

Gustavo pose l’indice sulle labbra chiuse.

— Nessuno, — disse Karl.