— Come non avete pensato a fare un uscio lì dietro quel vaso?

L’uscio c’era, e comunicava per un andito col bagno. L’aveva aperto il barone dopo il matrimonio.

Ma, avesse o no inteso le parole dell’Assante, ella non lo disse.

Pareva tutta intenta ad osservare il capitano che contemplava il vaso giapponese.

— Quel vaso è rotto, gli disse finalmente donna Vittoria, l’ha spezzato una notte un malfattore che s’era insinuato qua dentro cercando penetrare in casa ed ebbe la buona fortuna di sottrarsi al castigo che la sua audacia meritava.

— Non sapevo la storia di questo tentativo, disse don Primicile, chi sa come v’ha fatto paura!

— Paura! sclamò donna Vittoria volgendosi a Zaverio, quella razza lì è tanto vigliacca! Non ho mai avuto paura neppur dei briganti, che visitavano spesso il nostro castello solitario di Montuoro.

— Bravissima! voi siete un’amazzone; debbo confessarvi per mia vergogna che la prima volta ch’io vi vidi mi deste una tale soggezione che non ardii rimanere.

— Quando fu? non mi ricordo....

— Non potete ricordarvene, fu una volta ch’io venni qui con vostro marito, nei primi giorni ch’eravate a Napoli; io v’intravidi appena....