Il barone tentò di rinnovare il suo crocchio: ricondusse il cavaliere Russo, don Primicile e l’avvocato Varriale, ma quando essi vennero donna Vittoria non uscì dalle proprie stanze.
Gli invitati compresero il latino e spulezzarono ancora.
Allora il barone si piantò regolarmente in sala per tutto il tempo che durava la visita del capitano.
E donna Vittoria pareva lo facesse apposta; tratteneva Zaverio con ogni sorta di pretesti.
Una sera che la cosa era andata estremamente in lungo, uscito Zaverio, il barone s’arrischiò a dire:
— È noioso quel capitano; non vi pare?
— Chi l’ha condotto qui? rimbeccò aspramente la baronessa.
— Fastidioso e indiscreto.
— Il Duca di Stigliano mi sembra persona ammodo, un cavaliere compitissimo.
— Duca! sclamò con gesto sprezzante il marito — si sa almeno chi sia questo Duca?