— Certamente, balbettò con una smorfia il barone — se può.... se vuole....
— Volentieri, rispose Zaverio offrendo il braccio alla baronessa, che lo prese e vi si appoggiò per scendere in istrada.
In carrozza il barone dovette per convenienza cedergli il posto d’onore alla sinistra della moglie. Era vivamente contrariato.
Discesero al Leone, percorsero la riviera di Chiaia, Pizzofalcone, Santa Lucia, piazza del Plebiscito, Toledo — sempre in silenzio.
Dei tre, la sola baronessa era all’agio suo, rannicchiata in fondo al mantice, distratta, meditabonda, pareva non accorgersi dei compagni.
I quali, invece, si occupavano molto di lei.
La carrozza andava di carriera: pure la strada sembrò loro interminabile.
Ai piedi della salita incontrarono una lunga fila di carri che scendevano dall’altura e sollevavano un fitto polveraccio.
Donna Vittoria propose di far a piedi la salita attraversando il piccolo square.
Riprese il braccio del capitano e s’avviò innanzi con lui mentre il marito si trattenne a dar gli ordini al cocchiere.