Ella si staccò da Zaverio, si fermò un momento come per aspettare una risposta, poi riprese il suo braccio e fecero qualche altra diecina di passi.
— Quanto tempo è, disse poi, che venite da me?
— Quasi due mesi.
— E in tutto questo tempo voi siete venuto quasi tutti i giorni e vi ho ricevuto da sola, eppure non avete pronunziata una sola parola di quelle che io non soglio permettere. Siete sicuro d’aver detto sempre tutto quanto il vostro pensiero?
— Sono sempre così poco soddisfatto di me, che mi guardo bene dallo scrutare così addentro ai miei pensieri.
— Il contrario di me: io fo tutti i giorni l’esame di coscienza: io, dei miei pensieri sono perfettamente sicura. Se qualcuno credesse cogliermi in fallo si sbaglierebbe.
Rizzò alteramente la persona, poi domandò:
— Dunque perchè siete venuto da me?
— Perchè, mormorò Zaverio, lo sapete; ve l’ho detto la prima volta che mi faceste l’onore di ricevermi. Sentivo di avere con voi dei gran torti, volevo ripararli.
Donna Vittoria rise superbamente.