Zaverio fe’ naturalmente i più solenni propositi di non tornar più al villino: ma ci venne l’indomani stesso.... e ricadde negli eccessi della vigilia.
Ella forse lo presentiva e stava in guardia. Lo salutò freddamente senza porgergli la mano. E non sedette.
Ma questo suo contegno provocò più violenta la tempesta:
— Voi mi avete permesso di tornare, mormorò Zaverio.
— Sì, capitano, rispose alteramente donna Vittoria, era necessario che vi persuadeste della inutile sconvenienza di certe scene, che forse sono per voi un sistema calcolato d’insidie... ma che appena meritano la mia pietà.
— Donna Vittoria, se la vostra pietà è questa, vi prego di essere con me crudele.
— Non potrete oramai vantarvi d’aver turbata la serenità del mio spirito. Non so quali pazze speranze abbiate concepito, nè voglio conoscerle: certe offese non esistono se non quando si raccolgono. Voi non siete del resto peggiore degli altri e non è colpa tutta vostra se non potete capire da voi certe finezze che forse non siete avvezzo a trovare troppo spesso nel mondo da voi frequentato. Io però debbo assicurarvi che una Tizzano non si piegherà mai, qualunque sia la violenza delle circostanze e per quanto scabrosa sia la posizione in cui il destino l’ha messa. — Una donna per rispetto a sè, non si sottrae agli obblighi che s’è assunti, neanche se il suo assenso le fu carpito colla frode: — o li adempie o li spezza...
Zaverio si alzò agitatissimo.
Ma la baronessa lo costrinse con un cenno a sedere.
— Ascoltatemi, disse, spero riconoscerete che io non vi ho dato alcun diritto — l’errore è tutto vostro.