1. V. Appendice II in fine del presente lavoro.2. P. Colletta, Storia del Reame di Napoli dal 1754 al 1825, lib. II, cap. I.3. I popolani ignoranti, che non sapevano che si fosse la Costituzione, la chiamavano: Cauzione, quasi garanzia, salvaguardia, malleveria del Sovrano verso il popolo.4. Il marchese Vito Nunziante nacque il 17 aprile 1775 a Campagna e morí il 22 settembre 1836 a Torre Annunziata. I suoi genitori erano poveri e d'origine oscura. Nel 1794 s'arrolò in un reggimento di fanteria e fu licenziato alla fine della campagna del 1798. Tornato a casa riuní un migliaio d'uomini dell'antico esercito, si nominò egli stesso colonnello di questa truppa improvvisata e la mise a disposizione del cardinale Ruffo, che s'affrettò a confermarlo nel suo nuovo grado. Alla testa del suo reggimento assistette all'assedio di Capua e nel 1800 al combattimento di Siena per poco scampò dalle mani dei Francesi che l'avevano fatto prigioniero.

Nel 1806 diede il consiglio di lasciar Napoli senza resistenza e di ritirarsi nelle Calabrie; la retroguardia che egli comandava essendo stata dispersa a Campotenese, egli si gettò in Reggio e partecipò col resto del reggimento Real-Sannita alla difesa di questa piazza. La bravura e la fedeltà di cui diede prova gli valsero i gradi di brigadiere (1807) e di maresciallo di campo (1814). Dopo il ritorno dei Borboni a Napoli (1815) Nunziante nominato comandante superiore della Calabria fu incaricato di presiedere al giudizio contro Gioacchino Murat e seppe in tale penosa circostanza conciliare i suoi doveri col rispetto per una sí grande sventura.

Dopo quest'epoca la Corte lo colmò di favori. Oltre a considerevoli pensioni, nel 1815 ottenne il titolo di marchese e nel 1819 il grado di tenente generale e la gran croce di San Giorgio. Nel 1820 ebbe il comando di Salerno.

All'epoca di cui trattiamo, spedito a Nola, ricevette l'ordine di marciare contro gli insorti, ma avendolo abbandonato, per via, i soldati, egli tornò a Napoli redigendo il rapporto di cui abbiamo piú sopra tenuto parola. Dopo avere comandato le divisioni di Siracusa e Palermo divenne ispettore generale dell'esercito, quartier mastro generale, nel 1830 fu vice-re di Sicilia e fu creato nel 1831 Ministro di Stato col comando di tutte le truppe del Regno.

5. Giornale delle Due Sicilie, 6 luglio 1820, N. 161.6. Ecco la lettera:

Mio diletto ed amatissimo figlio Francesco, duca di Calabria. — Per indisposizione di mia salute, essendo io obbligato per consiglio dei medici, di tenermi lontano da ogni seria applicazione, crederei essere verso Iddio colpevole, se in questi tempi non provvedessi al governo del regno in modo che anche gli affari di maggior momento abbiano il loro corso, e la causa pubblica non soffra per le dette mie indisposizioni alcun danno. Volendo io adunque disgravarmi dal peso del governo sino a che a Dio non piaccia restituirmi lo stato di mia salute adatto a reggerlo, non posso ad altri piú condegnamente che a Voi affidarlo, mio dilettissimo figlio, e per essere Voi il mio legittimo successore e per l'esperienza che ho fatto della Vostra somma rettitudine e capacità.

Laonde di mia piena volontà vi costituisco e fò in questo mio regno delle Due Sicilie, mio Vicario generale, siccome lo siete stato altre volte in questi dominii ed in quelli oltre il Faro, e vi concedo ed in voi trasferisco colle pienissime clausole dell' Alter Ego l'esercizio d'ogni diritto, prerogativa, preeminenza e facoltà al modo istesso che da me si potrebbero esercitare.

Ed affinché questa mia volontà sia a tutti nota e da tutti eseguita, comando che questo mio foglio da me sottoscritto e munito del mio real suggello sia conservato e registrato dal nostro Segretario di Stato, Ministro cancelliere, e ne sia da Voi passata copia a tutti i Consiglieri Segretari di Stato per parteciparlo a chiunque loro convenga.

Napoli, 6 luglio 1820.

Firmato: Ferdinando.