Chiamato nuovamente nel 1813 al tribunale di commercio, egli rinunciò a questa carica, e visse tranquillo e privato sino al 6 settembre 1815, epoca in cui fu destinato per la seconda volta, ma dal re, al consiglio della provincia. Due anni, dopo il tribunale di commercio lo rivide fra i suoi giudici, in qualità di supplente, e nel 1819 egli ne rinunciò la presidenza.
Convocate le assemblee parrocchiali, particolari faccende gli vietarono d'intervenirvi: ciò non ostante fu scelto per uno degli elettori di provincia, Questi avevano già nominato al Parlamento otto deputati, allorché unanime voce si alzò, chiedendo un negoziante. Fu allora che la maggior parte dei voti si riunirono in favore di Ginestous. È rimarchevole nella sua vita pubblica l'aver egli appartenuto al collegio elettorale dei commercianti, i quali nel 1810 doveano far parte della costituzione di Baiona.
Giovane Giuseppe Maria[71]. — S'occupò di scienze e di lettere. Fu arciprete, socio dell'accademia italiana delle scienze, e dell'istituto borbonico di Napoli.
Nacque a Molfetta ai 23 gennaio 1753 da Giovanni e da Antonia Graziosi, nobili cittadini. Ebbe la prima educazione nella città nativa in un collegio dei gesuiti, e quando i seguaci di Loiola furono soppressi, egli, appena novizio, voleva uscire con essi dal regno. Invece fu trattenuto a Napoli in casa di Ciro Saverio Minervini, e riprese poco dopo il corso interrotto di matematiche e filosofia e fu elevato agli ordini minori. Apprese le scienze legali e vi si addottorò.
Varie sue opere nel 1789 erano state date alle stampe, tra le quali furono apprezzate la memoria sulla natura degli ulivi, la lettera diretta a Saverio Mattei colla quale argutamente dimostrò che Cristo allorché paragonò gli apostoli al Sale della terra intese di voler parlare del... sal-nitro; l'avviso sui vermi che rodono la polpa degli ulivi, la memoria sulla nitrosità generale delle Puglie che fu persino riprodotta in francese dallo Zimmermam.
Scrisse opuscoli sulla rosa prolifica e sulla pioggia rossa e varie memorie izziologiche e zoologiche che gli valsero fama ed onori.
Fu uomo di vastissimo talento e di svariata erudizione sempre profonda.
Nel 1804 era vicario generale della sua diocesi e sopraintendente del seminario e nel 1806 vicario apostolico di Lecce donde tornò in patria dieci anni dopo.
Fece dono al seminario della sua ricca biblioteca, del museo di storia naturale e geologia, della raccolta di numismatica e dei vasi italo-greci.
Fu deputato al Parlamento del 1820 e morí ai 2 di gennaio del 1837.