Poscia nel seminario di quel comune insegnò per molti anni gli studi filosofici e le matematiche discipline. In appresso, tenne anche la carica di pievano nella mentovata chiesa, e nel 1818 fu dal governo eletto a giudice conciliatore.
Sonni Domenico Antonio. — Nacque in Falerno ai 12 giugno 1758, e nel 1776 entrò nel seminario di Tropea, (Calabria ulteriore). Fu ordinato sacerdote nel 1784 ed un anno dopo portossi in Napoli. Vi riuscí valoroso nelle scienze positive, tanto che con real dispaccio del 29 luglio 1792 fu chiamato a dettare matematica sublime nell'Università. Nel 1796 ebbe laurea di teologo e fu educatore del duca di Spezzano e de' principi d'Ischitella e Pignatelli.
Fu nominato professore di matematiche nella reale accademia militare con decreto 1º novembre 1802, regio revisore delle stampe ed esaminatore degli aspiranti al magistero delle matematiche nel 1805: fu professore trattatista ed esaminatore della r. accademia delle guardie marine (24 novembre 1806), esaminatore dei libri della biblioteca di San Severino ai 19 marzo 1807, membro della commissione per la statistica generale del regno (1808). Socio residente del R. Istituto d'incoraggiamento e della Pontaniana (11 luglio 1809). Nel 1815 tornò ad essere revisore della stampa, ispettore generale e segretario interino dell'istruzione pubblica, esaminatore del concorso alla cattedra dei concilii e successivamente delegato alla ispezione degli stabilimenti d'istruzione delle Calabrie, di Principato Citra e di Basilicata.
Colto da apoplessia mentre camminava, in Napoli, per la strada di Toledo, morí addí 4 febbraio 1840.
Sponsa Diodato. — Fu tra gli esiliati a Tunisi e tornò in patria dopo il 1831.
Semmola Mariano. — Del comune di Brusciano nel distretto di Nola. Dopo aver appreso nella patria i rudimenti delle lettere, fu dal vescovo Lopes inviato in Napoli agli studi delle scienze: all'età di anni 21 fu richiamato per insegnarle al seminario nolano. Intrapresa la carriera ecclesiastica dopo aver passato circa quattro lustri in quell'uffizio di professore al seminario, si riportò in Napoli ove die' un pubblico esperimento per ottenere la cattedra di fisica nella Regia Università degli studi, e benché non fosse riescito nell'intento ne ottenne riputazione, onde messosi privatamente ad insegnare le scienze filosofiche ebbe frequenza di giovani allievi.
Non molto dopo, conseguí nella stessa Università la sostituzione alla cattedra di logica e metafisica. Nel decennio francese fu ivi incaricato dell'insegnamento della Ideologia, e riconfermato poscia, dopo la espulsione dei Francesi, nell'insegnamento dell'antica logica e metafisica. Si hanno di lui pubblicate per le stampe in varie edizioni le istituzioni di logica e metafisica ad uso del suo studio privato.
Tafuri Michele. — Figliuolo del barone Tommaso di Melignano e di Teresa Perrone, nacque il dí 27 di maggio 1769 a Nardò (Lecce) nel cui seminario fu educato e poi inviato a Napoli, per studiarvi diritto canonico e poi prendervi gli ordini; invece egli s'accinse agli studi legali per la carriera del foro. Sposò nel 1799 Rosa di Masi. Durante il decennio, ministro nel 1807 il commendatore Pignatelli lo volle al ministero di grazia e giustizia e cosí anche Zurlo e Ricciardi.
Nel 1815, tornati i Borboni, si dimise e tornò a vita privata. Fu nominato, quindi, giudice della corte criminale di Salerno e nell'anno seguente (1816) andò alla corte criminale di Trani. Solo nel 1818 passò alla corte civile della medesima città.
Fu deputato nel 1820, e nella sessione che seguí tornossene, per sempre, a vita privata.