Ricevette allora la missione di recarsi in Vienna per ottenere la consegna delle carte e dei documenti topografici relativi allo stato Veneto, i quali, pel trattato di Presburgo, l'Austria dové cedere all'Impero francese. Tornato a Milano con quelle spoglie, non rimase a lungo inoperoso. Dal maggio 1808 fino al gennaio 1809 egli percorse tutte le coste dell'Istria, delle isole del Quarnero, della Dalmazia e dell'Albania, determinando con osservazioni astronomiche la loro posizione geografica, affine di costruire la carta idrografica dell'Adriatico. Fu nominato cosí capitano in secondo nel corpo degli ingegneri geografici.
Nel 1810 gli venne affidata altra commissione allorché sotto gli ordini del generale Danthouard attese a stabilire nel Tirolo la nuova linea di confine tra il regno italico, la Baviera e le provincie illiriche; ciò che gli valse la promozione a capitano in primo nel corpo accennato e quindi nell'anno successivo quella a sotto direttore del deposito generale della guerra.
Nel 1813 fu capo squadrone nel corpo degli ingegneri geografi e nello stesso anno compí una ricognizione generale militare sulle frontiere delle provincie illiriche da Villach fino allo sbocco dell'Unna nella Sava.
Nel maggio del 1814 tornò in Napoli, dopo ripetute e vivacissime insistenze di re Murat[83]. Fu nominato capo-battaglione dello stato maggiore dell'esercito e direttore del gabinetto topografico per la morte di Rizzi-Zannoni[84]. Nel 1815 fu promosso colonnello di stato maggiore.
Creato deputato supplente, rimpiazzò il Bausan. Fu anche socio ordinario dell'Accademia delle scienze, della Società reale di Napoli e della Pontaniana.
Vivacqua Francesco. — Nacque in Tarsia e si addisse all'avvocheria. Asceso di poi alla magistratura, fu giudice di gran Corte criminale, segretario della Corte di cassazione, e quindi procuratore generale in Catanzaro.
Nel 1820 fu deputato. Socio dell'accademia Cosentina, vi lesse parecchie disquisizioni e discorsi di apertura che si fecero apprezzare per erudizione e per acume giudizioso.
Destituito, spogliato di ogni pubblico ufficio, dopo i moti del 1820, visse privatamente in patria, dove morí nel 1851.
PARTE TERZA
LA FINE DEL PARLAMENTO.
PARTE III