I clericali considerano invece come il loro peggiore e più pericoloso nemico chi chiede la libertà anche per essi. La libertà essi non la possono chiedere che per il papa e per la Chiesa; vale a dire per la dogmatica sistematica, risoluta negazione di ogni libertà.

Ma chi lotta per la libertà vera lotta anche per la loro libertà.

Se così è—e voi non avete che a ricordare la storia recente del modernismo ed a consultare gli atti del pontificato di Pio X per persuadervi che così è—voi vedete come la lotta per la libertà religiosa deve essere lotta contro questa tradizione e dottrina e sistema, della libertà religiosa e di quanti la cercano comune avversario.

La teologia, la liturgia, tutti i varî elementi della coscienza religiosa e dell'istituto ecclesiastico romano debbono essere ammessi, come ogni altra fede, a un giudizio sereno che ne riguardi i titoli e il valore. La storia di Roma deve essere esaminata con occhio imparziale, come un grande e magnifico frutto della cultura umana; la religione stessa cattolica, là dove è credenza spontanea di masse, ed anche quando è credulità e superstizione, va trattata con rispetto e con vigile cura, con l'animo di chi vuole non spegnere ma ravvivare la fiammella fumigante.

Un'altra cosa offende noi modernisti e provoca la nostra azione rinnovatrice: il carattere del vincolo che lega molti cattolici alla gerarchia, che la gerarchia vuole oggi ad ogni costo, e con un supremo sforzo, mantenuto e perpetuato. Noi sappiamo a prova quante anime sanguinino sotto questo peso, quale abuso di religione esso consenta per scopi politici, quale terribile ostacolo sollevi contro chi lotta per la giustizia e per la democrazia.

Sia quale si voglia la fede di ogni credente, noi la rispetteremo. Ma sia, in ognuno, non dedizione servile ad una autorità esteriore, non menzogna di una fede assente, non calcolo ed insidia politica; sia interiore e cordiale adesione ad una dottrina, sincera espressione di una vita morale, personale riconquista da parte di coscienze che l'inquietudine religiosa mosse alla ricerca, possesso di spiriti educati all'autonomia.

Trasferiamo le Chiese, volenti o riluttanti, sul terreno della libertà; qui esse si provino alla persuasione, alla conquista, al governo delle coscienze; dai frutti le giudicheremo.

È Dio stesso, il deus absconditus, il Dio immanente, ad una più intima comunione con il quale la coscienza contemporanea, pur fra tante incertezze ed errori, si va elevando, il quale rivendica per sè le anime, geloso di un sacerdozio che si interpone fra lui e queste, e divenne così grasso ed opaco da empirle d'ombra; e le vuole sue alunne. Egli, siamone sicuri, dirà dall'intimo a ciascuna anima la stessa parola; egli farà l'unità.

Roma e l'Italia

I principî e le aspirazioni che io ho brevemente esposto hanno per noi italiani, viventi in Roma o così presso a Roma, una importanza ed un significato pratico, pregni di dolore e di vita, che chi è fuori riesce a stento ad immaginare. Le lotte degli ultimi anni l'inseriscono a viva forza nell'animo nostro; e nel drammatico conflitto che ne risulta, avvertito da pochi, volutamente trascurato da una democrazia immemore dei valori religiosi, si esaurisce la vitalità spirituale di un popolo, già così fiacca per la lunga servitù e per la tendenza della razza alla esteriorità spensierata e fugace.