4° essendo stata europea la rivoluzione religiosa, tale fu la rivoluzione politica e tale dev'essere la rivoluzione sociale;

5° i partiti radicali devono essere studiati tra la rivoluzione politica che è fatta e la sociale che si annuncia; i partiti conservatori debbono essere studiati fra la Chiesa che tramonta, e lo Stato che le si sostituisce.

Ricordate le origini della democrazia e il suo sviluppo. Essa rumoreggia nel medio evo con l'eresia, utopia libertaria e comunistica, affranca le coscienze della teologia medioevale con l'umanismo e col Dio immanente di Bruno, si svincola dal papato con la riforma, si costituisce un sapere autonomo con la scienza positiva, elabora lentamente, da Bruno a Hegel e ai continuatori di lui, la concezione nuova della vita sociale: la dottrina dell'umanità, e delle sue esigenze insopprimibili in ciascun uomo, della relatività delle leggi o delle istituzioni sociali, della sovranità dello spirito umano sulla sua storia, della attività creatrice dell'autocoscienza. L'uomo moderno non accetta, non subisce, ma fa e pone; le leggi e gli istituti sociali sono condizioni date non norme; la norma egli la porta con sè nel suo spirito, e alla scorta di essa fa, o meglio rifà perennemente, nelle condizioni date, la sua storia.

Questa è la sovranità democratica, sovranità non di molti o di tutti, non del numero, ma dello spirito, della ragione, della volontà consapevole; in una parola, dell'autocoscienza. La sete, che è in tutti, di riforme, l'incessante estendersi delle facoltà e delle attività politiche, individuali ed organizzate, sono appunto dovute a questo senso acquisito che la società e la storia sono perennemente da fare e da rifare. Il farsi della democrazia è in queste due forze: l'ascensione di ogni individuo umano alla pienezza della personalità umana, la collaborazione, la coesione, l'unità sociale affidata all'efficacia spontanea di interessi consaputi, di tendenze spirituali, di norme accettate con libera adesione interiore.

Questa concezione fondamentale vi permette di interpretare e di graduare nella loro successione dialettica e storica tutte le dottrine e tutti gli sforzi democratici. La proclamazione del diritto dei singoli, delle libertà, dà il primo periodo storico e costituisce il primo momento della democrazia; ma questo, non corretto da un pensiero ulteriore, finisce nell'individualismo sfrenato e nelle rinascenti tendenze egoarchiche ed autoritarie. La proclamazione del dovere, delle responsabilità e degli uffici sociali, integra il concetto di libertà, con quello di funzione e apre il passo a una concezione nuova e più intima delle autonomie collettive, della organizzazione dei fini, dello Stato medesimo.

Da questa posizione di criterî direttivi emergono chiare alcune conseguenze che è opportuno ribadire. Il liberalismo, la destra e la sinistra che, perduto il loro primo significato, divengono aggruppamenti mutevoli per la conquista del potere, la democrazia come fatto, vi danno una situazione ambigua, un oscurarsi delle differenze sostanziali, una contraddizione permanente e affannosa, un tentativo assiduo ed opportunistico di equilibrio; vi danno il trasformismo e il giolittismo, gli ultimi quaranta anni di politica italiana. Con la democrazia sono accettati i principî che la fecero, ma viceversa essi son negati quando se ne nega l'ulteriore sviluppo. E poichè il corpo sociale non si arresta, e una logica delle cose, più forte delle volontà degli uomini, pone problemi nuovi e ne matura le soluzioni, si accettano le soluzioni mature, ma come necessità, per istinto di difesa più che di progresso, e quindi con il concorso promiscuo di democratici, accettanti il progresso, di conservatori, mossi dall'istinto della difesa. Dai principî accettati, per es. da quello dello Stato laico, si è indotti a prender posizione contro i clericali; ma, viceversa, dalla ripugnanza ad applicare quei principî alle necessità e ai doveri emergenti si è indotti ad appoggiarsi ai clericali, a lasciarne ricostituire l'organizzazione politico-ecclesiastica e ad assecondarne le pretese. Per governare, si ricorre volta a volta agli uni e agli altri, coltivando amicizie nei campi opposti, stemperando i partiti nell'opportunismo, impedendo alle tendenze politiche opposte di polarizzarsi e di scendere in campo ad armi aperte.

Di qui le tentazioni e l'opportunità per il partito radicale, di profittare, a volte, di questa tendenza dei partiti medi verso riforme ritenute necessarie per governare; ma insieme il dovere di non esaurire nelle opportunità la sua azione, di non ucciderla nell'opportunismo; di opporre ai facili doveri degli adempimenti l'austero dovere della preparazione per i compiti di domani. Il senso vigile di questo rompe gli accordi degeneranti in rinuncia e rinnova i contrasti.

Democrazia e demagogia

Questo che siamo venuti dicendo ci dispensa dall'esame delle molte critiche e censure e biasimi che sono stati mossi alla democrazia da gruppi estremi di destra e di sinistra. Tali biasimi, se muovono da destra, p. es., dei nazionalisti, vanno piuttosto a colpire le esagerazioni demagogiche; se da sinistra, le attenuazioni e gli infingimenti e le soste.

Ma della demagogia, che è la maschera, e la calunnia della democrazia, ci conviene ancora dire qualche parola.