[19]. Corresp. T. VII, pag. 478.
[20]. Per una inesattezza, che è, bisogna dirlo, affatto eccezionale nel diligente Cusani, questi asserisce nella sua storia che “sopraggiunti Veneri e Guicciardi, confermarono il racconto, insistendo sull'imminente pericolo del Prina.„ Ora questo può essere pel Veneri, ma pel Guicciardi certamente non è, giacchè il Guicciardi era partito col senatore Castiglioni, fin dal 18 per Mantova, dove giunsero il 19, e fu lì, e alla stessa presenza del principe Eugenio, ch'essi udirono i fatti occorsi a Milano, riferiti al principe dai fuggitivi ministri, Vaccari e Méjean.
[21]. I saria nen Piemonteis, dicono che rispondesse, con alpina fierezza, a chi gli suggeriva la fuga, come unico modo di conservare la vita.
[22]. È quasi inutile avvertire che si allude qui alla Prineide di Tommaso Grossi.
[23]. Per l'importanza del punto controverso e per la nobiltà dello scritto, crediamo opportuno ripubblicare questa lettera, apparsa soltanto in qualche opuscolo del tempo e nella voluminosa opera di Giovanni Melzi che a pochi è concesso di leggere.
Milano, 31 marzo 1815.
Signor Conte Confalonieri.
Ho ricevuto la lettera apologetica ch'ella si è compiaciuta mandarmi. Fu sempre mio vivo desiderio che gli avvenimenti egualmente vergognosi che funesti per la nostra patria rimanessero sepolti in eterno oblìo. Ma dappoichè uomini più che imprudenti ne richiamano la memoria con imputazioni personali azzardate, trovo ben giusto che chi ne è indebitamente gravato alzi la voce per isdossarsene. Ella lo ha fatto con pari dignità che saviezza ed io la ringrazio della compiacenza che mi procura nel veder dissipate accuse che, comunque per me dubbie, mi erano penose, aggravando persona tra le principali del paese, di cui importa che la fama sia intatta onde i talenti possano esserne utili. Nel momento in cui siamo importa sopratutto di riunire gli sforzi degli onesti cittadini a temperare le animosità. Le ire non s'infiammano senza grave danno della pubblica e privata causa. La discordia non è conciliabile con nessuna speranza di bene. Non si deve usurpare il dominio del tempo, perchè non è mai senza compromettere l'avvenire.
Ho l'onore di riverirla colla più distinta considerazione.
Duca di Lodi.