[89]. Abbiamo sentito esprimere meraviglia perchè finora nessun marmo, nessuna inscrizione milanese renda onore di ricordo a questo Trasea Peto dei tempi moderni. Forse che un'epoca così feconda di epiteti per le glorie parlamentari non si creda obbligata a trovarne uno per un uomo che ha preferito il morire al parlare? Giriamo a cui spetta questa meraviglia, che ci pare interamente giusta e pensosa.

[90]. Non meno di quattordici individui, a cominciare dal Dottesio e a finire col Calvi, uomini tutti di alti spiriti e di colto intelletto, erano stati in pochi mesi spacciati per man del boja. Le corti marziali del Polesine e del Bolognese mandarono a morte vere folle di uomini, fra i quali, per dir vero, gli assassini erano i più. Nella sua Cronistoria (Vol. III, parte prima) scrive il Cantù: “Si asserisce che l'Austria, la quale dal 1814 al 1848 non avea mandato al supplizio che settantuno assassini, e nessuno per colpa di Stato, in tre anni facesse morire quattrocento trentadue persone; il che saputo, l'imperatore inorridito ordinò si cessasse dalle procedure speciali, e attenuò le pene portate dal feroce Codice marziale di Maria Teresa.„

[91]. Può, per alcuni, non essere superfluo ricordare che all'operajo Antonio Sciesa, avviato al patibolo per avere affisso sulle muraglie un proclama di rivolta, si offerse di lasciarlo andar libero, se rivelava da chi avesse avuto l'incarico di quell'affissione. Il leale operajo rispose senza esitazione: tiremm innanz (andiamo avanti); e certo la storia dell'umana intrepidità non ricorda nessuna frase più alta, più semplice, più generosa di questa. Lo impiccarono nel 1851.

[92]. Fece tutte le campagne nazionali dal 1848 in poi. Scoppiato il cholera a Genova nel 1855, si ricordò d'avere studiato medicina e corse a rinchiudersi negli ospedali dei colerosi, dove rimase finchè il contagio durò. Nel 1860 diresse, col Finzi, per incarico di Garibaldi, l'amministrazione del milione dei fucili. Non l'abbiamo udito mai vantarsi di nessuna di queste cose.

[93]. Un proclama firmato — pare impossibile! — da uomini di pensiero, Mazzini, Saffi, Maurizio Quadrio, diceva: “La superficie dell'Europa, dalla Spagna a noi, dalla Grecia alla santa Polonia, è crosta vulcanica. Dorme al disotto una lava, che si aprirà il varco a torrenti alla scossa d'Italia. Fra le Alpi e l'ultimo mare di Sicilia stanno venticinque milioni d'uomini nostri e centomila stranieri. È lotta d'un momento, sol che vogliate.

[94]. Cesare Cantù, Cronistoria, vol. III, parte prima.

[95]. Mazzini ed io siamo vecchi; di conciliazione tra me e lui non si parli: le infallibilità muojono, ma non si piegano. Conciliarsi con Mazzini? vi è un solo modo possibile: ubbidirlo, e non me ne sento capace. Per parte mia io dico alla democrazia:... se giungete ad essere padroni delle sorti del vostro paese, non fate delle Babilonie. Sopratutto non seguite i precetti di Mazzini: siate tutti soldati, tutti ufficiali, tutti generali. Sarebbe cotesta la Babilonia delle Babilonie. (Epistolario di Giuseppe Garibaldi, pubblicato dallo Ximenes; lettera 21 ottobre 1871, all'avvocato Petroni. Vol. I, pag. 389.)

[96]. Il proclama del 31 marzo 1848, col quale Cattaneo, Terzaghi, Cernuschi e Clerici scioglievano il Comitato di Guerra, si chiudeva con questa frase: “Possa Pio IX. presiedere fra pochi giorni in Roma il vittorioso Congresso di tutti i popoli italiani!„

[97]. Può essere gradito ai cercatori di coincidenze storiche il notare che la stessa risposta aveva dato Eugenio Beauharnais ad un altro Melzi che lo sollecitava invece ad assumere una corona.

[98]. Fu nella stessa epoca che, rappresentandosi un'altra opera del maestro Verdi, l'arguto spirito cittadino trovò nella parentela dell'illustre compositore le cinque iniziali della frase: Vittorio Emanuele Re d'Italia. E il grido: viva Verdi divenne un'altra forma — impune e coraggiosa nel tempo stesso — della manifestazione nazionale altamente affermata.