Superarono la porta protetta dal raggio invisibile e si trovarono nel cortile avvolto nella nebbia. Il flusso di pensieri che giungeva da ogni angolo consigliò loro di allungare il passo.

“… la ballerina avanza contorcendosi come un serpente e… È morto, te lo assicuro. È impossibile che…, ci vuole altro per incendiare quel magazzino…, …sono riusciti a colpirlo nel momento in cui stava per premere il pulsante del gas. Non so come abbiano…, …si dice che qualche anno fa un apparecchio monoposto abbia raggiunto Giove. Io immagino che siano voci sparse dai Terrestri per…, …devono esserci mutanti con diversi talenti, anche se qualcuno afferma il contrario. In questo caso…, …ha scoperto un filone d’argento su un versante delle Sawtooths, così…, …non possono essere andati lontano. Suona l’allarme, idiota! Non startene a contemplare un morto mentre quelli…, …il levitante si solleva per mettersi a camminare sul soffitto e dalla tasca gli esce una fotografia che cade ai piedi della moglie. Lei la raccoglie e…, …non possono essere ancora arrivati al cancello. Mettete in azione la sirene, e sparate a vista… Avresti dovuto giocare l’asso. Ehi, cos’è tutto questo baccano?…, …non importa chi siano e cosa sanno fare. Possono morire come tutti gli altri.”

Jesmond, arcigno come sempre, stava aspettando vicino al cancello. La pessima visibilità gli impedì di riconoscerli fino a quando non furono a pochi passi. Allora spalancò gli occhi.

— Voi? Come avete fatto a entrare?

— Non sono affari che vi riguardano — disse Raven, poi fece un cenno verso il cancello. — Obbedite agli ordini e aprite.

— Va bene, state calmo.

Borbottando tra sé, Jesmond cominciò ad armeggiare attorno alla complicata serratura. Tutti gli avvenimenti di quella sera lo avevano già seccato abbastanza.

— Presto. Non abbiamo tempo da perdere.

— Davvero? — La guardia si girò per guardarli, risentito. — Chi sta tribolando con la serratura, voi o io?

— Io — disse Raven con rabbia, e sferrò un pugno potente sul naso di Jesmond. Poi si massaggiò le nocche indolenzite. — Scusami, amico.