— Mi hanno detto che il suo cervello è… — Kayder s’interruppe e, alzando la voce, aggiunse: — Avete detto morirà?
— Sì — confermò Raven, guardandolo con freddo divertimento. — Cosa c’è di strano? Prima o poi, tutti dobbiamo morire. Anche voi morirete un giorno. Qualche minuto fa vi divertivate apertamente all’immagine di me punto dai vostri insetti. In quel momento la morte vi dava una certa soddisfazione!
— Potrei divertirmi veramente — disse Kayder, mentre le labbra sottili si atteggiavano a una smorfia strana. Il telefono sulla scrivania suonò quasi in segno di protesta. Kayder guardò l’apparecchio come se ne avesse completamente dimenticato l’esistenza. Poi sollevò il ricevitore. — Sì?
Dal ricevitore uscì il suono di una voce metallica, e una serie di espressioni diverse comparvero sulla faccia di Kayder, che infine riappese, si appoggiò allo schienale e si asciugò la fronte.
— Haller è morto — disse.
Raven si strinse nelle spalle con un’indifferenza che sbigottì Kayder.
— Hanno detto — continuò Kayder — che ha blaterato una infinità di cose pazzesche su falene dagli occhi luminosi che volavano nel buio. Poi è morto.
— Era sposato?
— No.
— Quindi, poco male. — Sembrava che Raven stesse parlando di un incidente al quale non valeva la pena di prestare molta attenzione. — Era da prevedere. Come vi ho detto, lui era troppo accanito.