ATTO TERZO.

Nella modestissima casa d'affitto di Marino. Uno studiolo la cui maggiore ricchezza sono i libri sparsi per ogni dove. Una piccola scrivania senza ornamenti e senza pretesa di stile. Sedie di paglia. A una parete una incisione sola: il ritratto di Giosuè Carducci di Giuseppe Mancini. Sulla scrivania un piccolo calamaio, un tagliacarte a pugnale. Una porta a sinistra dove sono le due camere di Marino e del padre. In fondo c'è un terrazzino con fiori: dà sulla strada, mentre le camere dànno sulla corte. Tutto è lindo, all'ordine, salvo i libri che sono parte in terra, parte sulle sedie. In terra una cassetta d'ordinanza d'ufficiale: e anche su quella più di un libro. Luce elettrica, ma nessun lampadario; un semplice braccio sulla scrivania.

SCENA PRIMA.

La Giliardi — Emilio — poi Marino.

Emilio Serralunga è un vecchietto lindo, arzillo, barbuto, asciutto, dagli occhi vivacissimi e dal parlar fiorito, con qualche cadenza dialettale.

Emilio

Ah! non lo sapeva? Sicuro! Marino sarebbe il mio quarto figliolo: due femmine e un maschio prima di lui. La mia moglie — poverina — quasi quasi si era impaurita quando si accorse d'essere un'altra volta....