In tucte quante le cose, se tu apri l’occhio de l’intellecto, trovarrai che t’è mostrata l’excellenzia di questa virtú. Ogni altra cosa si debba lassare per l’obbedienzia. Se fussi levata in tanta contemplazione e unione di mente in me, che ’l corpo tuo fusse sospeso dalla terra, essendoti inposta l’obbedienzia (parlandoti generalmente e non cosa particulare, che non pone legge), potendo, tu ti debbi sforzare di levarti per compire l’obbedienzia imposta. Pensa che da l’orazione tu non ti debbi levare, quando egli è l’ora, se non per necessitá o per caritá e obbedienzia. Questo ti dico, perché tu vegga quanto Io voglio che la sia prompta ne’ servi miei e quanto ella m’è piacevole.
Ciò che fa, l’obbediente si merita: se egli mangia, mangia l’obbedienzia; se dorme, l’obbedienzia; se va, se sta, se digiuna e se veghia, tucto fa l’obbedienzia; se egli serve il proximo, l’obbedienzia; se egli è in coro o in refectorio o sta in cella, chi vel guida o fa stare? L’obbedienzia, col lume della sanctissima fede, col quale lume si gittò, morto a ogni sua propria volontá, umiliato e con odio, nelle braccia de l’ordine e del prelato suo. Con questa obbedienzia, riposandosi nella nave, lassatosi guidare al prelato suo, ha navigato nel mare tempestoso di questa vita con grande bonaccia, con mente serena e tranquilitá di cuore, perché l’obbedienzia, con la fede, ne trasse ogni tenebre. Egli sta forte e sicuro, perché s’ha tolta la debilezza e timore tollendosi la propria volontá, dalla quale viene ogni debilezza e disordenato timore.
E che mangia e beie questa sposa de l’obbedienzia? Mangia cognoscimento di sé e di me, cognoscendo sé non essere, e il difecto suo, e me che so’ Colui che so’, in cui gusta e mangia la mia veritá, cognosciutala nella mia Veritá, Verbo incarnato. E che beie? Sangue: nel quale Sangue el Verbo gli ha mostrata la veritá mia e l’amore ineffabile che Io gli ho. In esso Sangue mostra la obbedienzia sua posta a lui, per voi, da me, suo Padre etterno, e però si innebria; e poi che è ebbra del Sangue e de l’obbedienzia del Verbo, perde sé e ogni suo parere e sapere, e possiede me per grazia, gustandomi per affecto d’amore col lume della fede nella sancta obbedienzia.
Tucta la vita sua grida pace; e nella morte riceve quello che nella professione gli fu promesso dal prelato suo, cioè vita etterna, visione di pace e di somma ed etterna tranquilitá e riposo: uno bene inextimabile, che neuno è che ’l possa stimare né comprendere quanto egli è. Perché egli è infinito, da cosa minore non può essere compreso questo bene infinito, se non come il vasello che è messo nel mare, che non comprende tucto il mare, ma quella quantitá che egli ha in se medesimo. El mare è quello che si comprende; e cosí Io, mare pacifico, so’ solo Colui che mi comprendo e mi stimo, e del mio stimare e comprendare godo in me medesimo. Il quale godere e bene, che Io ho in me, participo a voi, a ogniuno secondo la misura sua. Io l’empio e non la tengo vòta. Dandole perfecta beatitudine, comprende e cognosce dalla mia bontá tanto quanto ne l’è dato a cognoscere da me.
L’obbediente, dunque, col lume della fede nella veritá, arso nella fornace della caritá, unto d’umilitá, inebriato di Sangue, con la sorella della pazienzia, e con la viltá avilendo se medesimo, con fortezza e longa perseveranzia e con tucte l’altre virtú, cioè col fructo delle virtú, ha ricevuto il fine suo da me, suo Creatore.
CAPITOLO CLXVI
Questa è una repetizione in somma quasi di tucto questo presente libro.
—Ora t’ho, dilectissima e carissima figliuola, satisfacto al desiderio tuo dal principio in fino a l’ultimo de l’obbedienzia. Se bene ti ricorda, dal principio mi dimandasti con ansietato desiderio (sí come Io ti feci dimandare per farti crescere il fuoco della mia caritá ne l’anima tua), tu mi dimandasti quatro petizioni. L’una per te, a la quale Io ho satisfacto, alluminandoti della mia veritá, mostrandoti in che modo tu cognosca questa veritá, la quale desideravi di cognoscere; cioè che col cognoscimento di te e di me, col lume della fede, ti spianai in che modo tu venivi a cognoscimento della veritá.
La seconda, che tu dimandasti, fu che Io facessi misericordia al mondo.
La terza, per lo corpo mistico della sancta Chiesa; pregandomi che Io tollesse la tenebre e la persecuzione, volendo tu che Io punisse le iniquitá loro sopra di te. In questo ti dichiarai che neuna pena, che sia data in tempo finito, può satisfare alla colpa commessa contro a me, bene infinito, puramente pur pena. Satisfa, se la pena è unita col desiderio dell’anima e contrizione del cuore: il modo dichiarato te l’ho. Anco t’ho risposto ch’Io voglio fare misericordia al mondo, mostrandoti che la misericordia m’è propria. Unde, per misericordia e amore inextimabile ch’Io ebbi all’uomo, mandai el Verbo de l’unigenito mio Figliuolo, el quale, per mostrartelo ben chiaramente, tel posi in similitudine d’uno ponte che tiene dal cielo a la terra, per l’unione della natura mia divina nella natura vostra umana.