Alora quella anima come ebbra e quasi fuore di sé, crescendo el fuoco del sancto desiderio, stava quasi beata e dolorosa. Beata stava per l’unione che aveva facta in Dio, gustando la larghezza e bontá sua, tucta annegata nella sua misericordia: e dolorosa era vedendo offendere tanta bontá. E rendeva grazie a la divina Maiestá, quasi cognoscendo che Dio avesse manifestato e’ difecti delle creature perché fusse costrecta a levarsi con piú sollicitudine e maggiore desiderio.

Sentendosi rinnovare il sentimento de l’anima nella Deitá etterna, crebbe tanto el sancto e amoroso fuoco che il sudore de l’acqua, el quale ella gictava per la forza che l’anima faceva al corpo (perché era piú perfecta l’unione che quella anima aveva facta in Dio, che non era l’unione fra l’anima e il corpo, e però sudava per forza e caldo d’amore), ella lo spregiava per grande desiderio che aveva di vedere escire del corpo suo sudore di sangue; dicendo a se medesima:—O anima mia, oimè! tucto il tempo della vita tua hai perduto, e però sonno venuti tanti danni e mali nel mondo e nella sancta Chiesa; molti, in comune e in particulare. E però Io voglio che tu ora rimedisca col sudore del sangue.

Veramente questa anima aveva bene tenuta a mente la doctrina che le die’ la Veritá: di sempre cognoscere sé e la bontá di Dio in sé; e il remedio che si voleva a rimediare tucto quanto el mondo, a placare l’ira e il divino giudicio, cioè con umili, continue e sancte orazioni.

Alora questa anima, speronata dal sancto desiderio, si levava molto maggiormente aprendo l’occhio de l’intellecto, e speculavasi nella divina caritá, dove vedeva e gustava quanto siamo tenuti d’amare e di cercare la gloria e loda del nome di Dio nella salute de l’anime. A questo vedeva chiamati e’ servi di Dio. E singularmente chiamava ed eleggeva la Veritá etterna el padre de l’anima sua, el quale ella portava dinanzi a la divina bontá, pregandola che infondesse in lui uno lume di grazia acciò che in veritá seguitasse essa Veritá.

CAPITOLO XX

Come senza tribolazioni portate con pazienzia non si può piacere a Dio; e però Dio conforta lei e il padre suo a portare con vera pazienzia.

Alora Dio, rispondendo a la terza petizione, cioè della fame della salute sua, diceva:

—Figliuola, questo voglio: che egli cerchi di piacere a me, Veritá, nella fame della salute de l’anime, con ogni sollicitudine. Ma questo non potrebbe né egli né tu né veruno altro avere senza le molte persecuzioni, sí come Io ti dixi di sopra, secondo ch’Io ve le concedarò.

Sí come voi desiderate di vedere il mio onore nella sancta Chiesa, cosí dovete concipere amore a volere sostenere con vera pazienzia. E a questo m’avedrò, che egli e tu e gli altri miei servi cercarete il mio onore in veritá. Alora sará egli el carissimo mio figliuolo, e riposarassi, egli e gli altri, sopra el pecto de l’unigenito mio Figliuolo, del quale Io ho facto ponte perché tucti potiate giognere al fine vostro e ricevere il fructo d’ogni vostra fadiga che avarete sostenuta per lo mio amore. Sí che portate virilemente.

CAPITOLO XXI