È vero che quasi el primo chiamare generale d’ogni persona è questo; però che prima è imperfecta l’anima che perfecta. E da la imperfeczione debba giognere a la perfeczione: o nella vita mentre che vive, vivendo in virtú col cuore schiecto e liberale d’amare me senza alcuno rispecto; o nella morte, riconoscendo la sua imperfeczione con proponimento che, se egli avesse tempo, servirebbe me senza rispecto di sé.
Di questo amore imperfecto amava sancto Pietro el dolce e buono Iesú, unigenito mio Figliuolo, molto dolcemente sentendo la dolcezza della conversazione sua. Ma, venendo el tempo della tribolazione, venne meno; tornando a tanto inconveniente che, non tanto che egli sostenesse pena in sé, ma, cadendo nel primo timore della pena, el negò, dicendo che mai non l’aveva cognosciuto.
In molti inconvenienti cade l’anima che ha salita questa scala solo col timore servile e con l’amore mercennaio. Debbansi adunque levare ed essere figliuoli, e servire a me senza rispecto di loro. Benché Io, che so’ remuneratore d’ogni fadiga, rendo a ciascuno secondo lo stato ed exercizio suo. E se costoro non tassano l’exercizio de l’orazione sancta e de l’altre buone operazioni, ma con perseveranzia vadano aumentando la virtú, giogneranno a l’amore del figliuolo.
E Io amarò loro d’amore filiale, però che con quello amore che so’ amato Io, con quello vi rispondo: cioè che, amando me sí come fa el servo el signore, Io come signore ti rendo el debito tuo, secondo che tu hai meritato. Ma non manifesto me medesimo a te, perché le cose secrete si manifestano a l’amico che è facto una cosa con l’amico suo.
È vero che ’l servo può crescere per la virtú sua e amore che porta al signore, sí che diventará amico carissimo: cosí è e adiviene di questi cotali. Mentre che stanno nel mercennaio amore, Io non manifesto me medesimo a loro; ma se essi con dispiacimento della loro imperfeczione e amore delle virtú, con odio dibarbicando la radice de l’amore spirituale proprio di se medesimo, salendo sopra la sedia della coscienzia sua, tenendosi ragione, sí che non passino e’ movimenti, nel cuore, del timore servile e de l’amore mercennaio che non sieno correcti col lume della sanctissima fede; facendo cosí, sará tanto piacevole a me, che per questo giognaranno a l’amore de l’amico.
E cosí manifestarò me medesimo a loro, sí come dixe la mia Veritá quando disse: «Chi m’amará sará una cosa con meco e Io con loro, e manifestarò me medesimo, e faremo mansione insieme». Questa è la condiczione del carissimo amico, che sonno due corpi e una anima per affecto d’amore, perché l’amore si transforma nella cosa amata. Se elli è facto una anima, neuna cosa gli può essere segreta. E però dixe la mia Veritá: «Io verrò e faremo mansione insieme». E cosí è la veritá.
CAPITOLO LXI
In che modo Dio manifesta se medesimo all’anima che l’ama.
—Sai in che modo manifesto me ne l’anima che m’ama in veritá, seguitando la doctrina di questo dolce ed amoroso Verbo? In molti modi manifesto la virtú mia ne l’anima, secondo el desiderio che ella ha.
Tre principali manifestazioni Io fo. La prima è che Io manifesto l’affecto e la caritá mia col mezzo del Verbo del mio Figliuolo; el quale affecto e la quale caritá si manifesta nel Sangue sparto con tanto fuoco d’amore. Questa caritá si manifesta in due modi: l’uno è generale comunemente a la gente comune, cioè a coloro che stanno nella caritá comune. Manifestasi, dico, in loro vedendo e provando la mia caritá in molti e diversi benefizi che ricevono da me. L’altro modo è particulare a quegli che sonno facti amici, aggionto alla manifestazione della comune caritá che egli gustano e cognoscono e pruovano e sentono per sentimento ne l’anime loro.