CAPITOLO LXXI

Come i predecti, che si dilectano de le consolazioni e visioni mentali, possono essere ingannati ricevendo el demonio transfigurato in forma di luce. E de’ segni a’ quali si può cognoscere quando la visitazione è da Dio, o dal demonio.

—E doppo questo, ricevono spesse volte un altro inganno dal dimonio, cioè di trasformarsi in forma di luce. Perché ’l dimonio in quello che vede la mente disposta a ricevere e desiderare, in quello gli dá. Perché vede la mente inghiottornita e posto el suo desiderio solo nelle consolazioni e visioni mentali (a le quali l’anima non debba ponere il suo desiderio, ma solamente nelle virtú, e di quelle per umilitá reputarsene indegna ed in esse consolazioni ricevere l’affecto mio), dico che ’l dimonio alora si trasforma in quella mente in forma di luce, in diversi modi: quando in forma d’angelo, e quando in forma della mia Veritá, o in altra forma de’ sancti miei: E questo fa per pigliarla co’ l’amo del proprio dilecto spirituale che ha posto nelle visioni e dilecto della mente. E se essa anima non si leva con la vera umilitá, spregiando ogni dilecto, rimane presa con questo lamo nelle mani del dimonio. Ma se essa con umilitá, spregiando el dilecto, e con amore stregne l’affecto di me, che so’ donatore, e non del dono, el dimonio non la può sostenere, per la sua superbia, la mente umile.

E se tu mi dimandassi:—A che si può cognoscere che sia piú dal dimonio che da te?—io ti rispondo che questo è il segno: che se ella è dal dimonio, che egli sia venuto nella mente a visitare in forma di luce, come decto è, l’anima riceve subbito nel suo venire allegrezza; e quanto piú sta, piú perde l’allegrezza e rimane tedio e tenebre e stimolo nella mente, obfuscandovisi dentro. Ma se in veritá è visitata da me, Veritá etterna, l’anima riceve timore sancto nel primo aspecto; e con esso timore riceve allegrezza e sicurtá con una dolce prudenzia, che, dubbitando, non dubbita; ma, per cognoscimento di sé reputandosi indegna, dirá:—Io non so’ degna di ricevere la tua visitazione; non essendone degna, come può essere?—Alora si vòlle a la larghezza della mia caritá, cognoscendo e vedendo che a me è possibile di dare; e non raguardo alla indegnitá sua, ma a la dignitá mia che la fo degna di ricevere me, per grazia e per sentimento, in sé, perché non dispregio il desiderio col quale ella mi chiama. E però riceve umilmente, dicendo:—Ecco l’ancilla tua: facta sia in me la tua volontá.—E alora esce del camino de l’orazione e visitazione mia con allegrezza e gaudio di mente, e con umilitá reputandosi indegna, e con caritá ricognoscendola da me.

Or questo è il segno che l’anima è visitata da me o dalle dimonia: trovando quando è da me, nel primo aspecto, el timore e, al fine e al mezzo, l’allegrezza e la fame delle virtú. E quando è dal dimonio, el primo aspecto è l’allegrezza, e poi rimane in confusione e in tenebre di mente. Sí che Io ho proveduto in darvi el segno, acciò che l’anima, se ella vuole andare umile e con prudenzia, non possa essere ingannata. El quale inganno riceve l’anima che vorrá navicare solo con l’amore imperfecto delle proprie consolazioni piú che de l’affecto mio, come decto t’ho.

CAPITOLO LXXII

Come l’anima, che in veritá cognosce se medesima, saviamente si guarda da tucti li predecti inganni.

—Non t’ho voluto tacere l’inganno che ricevono e’ comuni, ne l’amore sensitivo, nel loro poco bene adoperare, cioè di quella poca virtú che essi adoperavano nel tempo della consolazione; né de l’amore proprio spirituale delle proprie consolazioni de’ servi miei, come essi col proprio amore del dilecto s’ingannano che non lo’ lassa cognoscere la veritá de l’affecto mio né discernere la colpa dove ella sta, e l’inganno che ’l dimonio usa con loro per loro colpa, se essi non tengono el modo che decto t’ho.

Hottelo decto, acciò che tu e gli altri servi miei andiate dietro a la virtú per amore di me, e none a veruna altra cosa. Tucti questi inganni e pericoli può ricevare e spesse volte ricevono coloro che sonno ne l’amore imperfecto, cioè d’amare me per rispecto del dono e non di me che do. Ma l’anima, che in veritá è intrata nella casa del cognoscimento di sé, exercitando l’orazione perfecta e levandosi da la imperfeczione de l’amore de l’orazione inperfecta (per quel modo che nel Tractato de l’orazione Io ti contiai), riceve me per affecto d’amore, cercando di trare a sé el lacte della dolcezza mia col pecto della doctrina di Cristo crocifixo.

Gionti al terzo stato, cioè de l’amore de l’amico e filiale, non hanno amore mercennaio, anco fanno come carissimi amici. Sí come fará l’uno amico con l’altro, che, essendo presentato da l’amico suo, l’occhio non si vòlle solamente al presente, anco nel cuore e ne l’affecto di colui che dá, e riceve e tiene caro el presente solo per amore de l’affecto de l’amico suo. Cosí l’anima, gionta al terzo stato de l’amore perfecto, quando riceve i doni e le grazie mie non raguarda solamente il dono, ma raguarda con l’occhio de l’intellecto l’affecto della caritá di me donatore.