Come li mondani rendono gloria e loda a Dio, vogliano essi o no.

—E tanto è perfecto el suo vedere che non tanto ne’ cittadini che sonno a vita etterna ma nelle creature mortali vede la gloria e loda del nome mio; ché, o voglia el mondo o no, egli mi rende gloria. Vero è che non me la rende per lo modo che debba, amando me sopra ogni cosa. Ma da la parte mia Io trago di loro gloria e loda al nome mio, cioè che in loro riluce la misericordia mia e l’abbondanzia della mia caritá, prestando el tempo, non comandando a la terra che gl’inghioctisca per li difecti loro. Anco gli aspecto, e a la terra comando che lo’ doni de’ fructi suoi, al sole che gli scaldi e dia lo’ la luce e ’l caldo suo, al cielo che si muova; e in tucte quante le cose create facte per loro Io uso la mia misericordia e caritá, non sottraendole per li difecti loro. Anco le do al peccatore come al giusto, e spesse volte piú al peccatore che al giusto, perché il giusto, che è apto a portare, il privarò del bene della terra per darli piú abondantemente del bene del cielo. Sí che la misericordia mia e caritá riluce sopra di loro.

Alcuna volta, nelle persecuzioni ch’e’ servi del mondo faranno a’ servi miei, provando in loro la virtú della pazienzia e della caritá, offerendo il servo mio, che sostiene, umili e continue orazioni, me ne torna gloria e loda al nome mio. Sí che, o voglia quello iniquo o no, me ne torna gloria; poniamo che ’l suo rispecto non fusse per ciò, ma per farmi vituperio.

CAPITOLO LXXXI

Come eziandio li demòni rendono gloria e loda a Dio.

—Questi stanno in questa vita ad aumentare la virtú ne’ servi miei, sí come le dimonia stanno ne l’inferno come miei giustizieri e aumentatori: cioè facendo giustizia de’ dannati, e aumentatori a le creature mie che sonno viandanti e peregrine in questa vita, facte per giognere a me termine loro. Essi gli aumentano exercitandoli in virtú con molte molestie e temptazioni in diversi modi: facendo fare ingiuria l’uno a l’altro, e tòllare le cose l’uno dell’altro non solamente per le cose o per la ingiuria, ma per privarli della caritá. Credendo privare i servi miei, ed essi gli fortificano, provando in loro la virtú della pazienzia, fortezza e perseveranzia.

Per questo modo rendono gloria e loda al nome mio, e cosí s’adempie la mia veritá in loro, che gli avevo creati per gloria e loda di me Padre etterno e perché participassero la bellezza mia; ma, ribellando a me per la superbia sua, cadde e fu privato della mia visione: onde non mi rendono gloria in dileczione d’amore. Ma Io, Veritá etterna, gli ho messi per strumento ad exercitare e’ servi miei nella virtú, e come giustizieri di coloro che per li loro difecti vanno a l’ecterna dannazione, e cosí di coloro che vanno a le pene del purgatorio. Sí che vedi che egli è la veritá che la veritá mia è adempita in loro, cioè che mi rendono gloria non come cittadini di vita etterna (ché ne sonno privati per li loro difecti) ma come miei giustizieri, manifestando per loro la giustizia mia sopra e’ dannati e sopra quegli del purgatorio.

CAPITOLO LXXXII

Come l’anima, poi che è passata di questa vita, vede pienamente la gloria e loda del nome di Dio in ogni creatura. E come in essa è finita la pena del desiderio, ma non el desiderio.

—Questo chi el vede e gusta: che in ogni cosa creata, e nelle creature che hanno in loro ragione, e nelle dimonia si vega la gloria e loda del nome mio? L’anima che è denudata dal corpo e gionta a me, fine suo, vede schiectamente, e nel suo vedere cognosce la veritá. Vedendo me, Padre etterno, ama; amando, è saziato; saziato, cognosce la veritá; cognoscendo la veritá, è fermata la volontá sua nella volontá mia e legata e stabilita per modo che in veruna cosa può sostenere pena, perché egli ha quello che desiderava d’avere prima di vedere me, e di vedere la gloria e loda del nome mio.