Tucto questo t’ho dichiarato per farti crescere il fuoco del sancto desiderio e la compassione e dolore della dannazione de l’anime, acciò che ’l dolore e l’amore ti costringa a strignere me con lagrime e sudori: con lagrime de l’umile e continua orazione offerta a me con fuoco d’ardentissimo desiderio. E non solamente per te, ma per molte altre creature e servi miei che l’udiranno. Saranno costrecti da la mia caritá (cosí insiememente tu e gli altri servi miei) di pregare e strignere me a fare misericordia al mondo e al corpo mistico della sancta Chiesa per cui tu tanto mi preghi.
Perché giá ti dixi, se ben ti ricorda, che Io adempirei e’ desidèri vostri dandovi refrigerio nelle vostre fadighe, cioè satisfacendo a’ penosi vostri desidèri, donando la reformazione della sancta Chiesa di buoni e sancti pastori: non con guerra, come Io ti dixi, né con coltello né crudeltá, ma con pace e quiete, lagrime e sudori de’ servi miei, e’ quali v’ho messi come lavoratori de l’anime vostre e di quelle del proximo, e nel corpo mistico della sancta Chiesa. In voi, lavorare in virtú: nel proximo e nella sancta Chiesa, in exemplo e in doctrina, e continua orazione offerire a me per lei e per ogni creatura; parturendo le virtú sopra del proximo vostro per lo modo che decto t’ho. Perché giá ti dixi che ogni virtú e difecto si faceva e aumentavasi sopra del proximo.
E però voglio che facciate utilitá al proximo vostro; e per questo modo darete de’ fructi della vigna vostra. Non vi ristate di gittarmi oncenso d’odorifere orazioni per salute de l’anime e perch’Io voglio fare misericordia al mondo, e con esse orazioni e sudori e lagrime lavare la faccia della sposa mia, cioè della sancta Chiesa, perché giá te la mostrai in forma d’una donzella lordata tucta la faccia sua, quasi come lebbrosa. Questo era per lo difecto de’ ministri, e di tucta la religione cristiana, che al pecto di questa sposa si notricano. De’ quali difecti Io in un altro luogo ti narrarò.
CAPITOLO LXXXVII
Come questa devota anima fa petizione a Dio di volere sapere de li stati e fructi de le lagrime.
Alora quella anima, ansietata di grandissimo desiderio, levandosi come ebbra sí per l’unione che era facta in Dio e sí per quello che aveva udito e gustato da la prima dolce Veritá, e ansietata di dolore della ignoranzia delle creature di non cognoscere il loro benefactore e l’affecto della caritá di Dio (e nondimeno aveva una allegrezza d’una speranza della promessa che la veritá di Dio aveva facta a lei, insegnandole el modo che ella dovesse tenere, ed ella e gli altri servi di Dio, per volere che egli faccia misericordia al mondo); levando l’occhio de l’intellecto nella dolce Veritá dove stava unita, volendo alcuna cosa sapere sopra de’ decti stati de l’anima che Dio aveva a lei narrati, vedendo che l’anima passa agli stati con lagrime; e però voleva sapere da la Veritá la differenzia delle lagrime, e come erano facte, e unde procedevano, e il fructo che seguitava doppo el pianto.
Volendo adunque saperlo da la prima dolce Veritá unde procedevano le decte lagrime, e di quante fussero ragioni lagrime, perché la veritá non si può cognoscere altro che da essa Veritá, però dimanda la Veritá. E nulla cosa si cognosce nella Veritá che non si vegga con l’occhio de l’intellecto, unde è bisogno, a chi vuole cognoscere, che si levi con desiderio di volere cognoscere col lume della fede nella Veritá, aprendo l’occhio de l’intellecto con la pupilla della fede ne l’obbiecto della Veritá.
Poi che ebbe cognosciuto, perché non l’era escito di mente la doctrina che le die’ la Veritá, cioè Dio, che per altra via non poteva sapere quello che desiderava di sapere degli stati e fructi delle lagrime, levò sé sopra di sé con grandissimo desiderio oltre a ogni modo, e col lume della fede viva upriva l’occhio de l’intellecto suo nella Veritá etterna, nella quale vide e cognobbe la veritá di quello che dimandava. Manifestandole Dio se medesimo, cioè la benignitá sua, conscendendo a l’affocato desiderio, adempiva la sua petizione.
CAPITOLO LXXXVIII
Come sono cinque maniere di lagrime.