De la excellenzia dove l’anima sta, la quale piglia el predecto sacramento in grazia.
—Raguarda, carissima figliuola, in quanta excellenzia sta l’anima ricevendo, come debba ricevere, questo pane della vita, cibo degli angeli. Ricevendo questo sacramento, sta in me e Io in lei; sí come il pesce sta nel mare e il mare nel pesce, cosí Io sto ne l’anima e l’anima in me, mare pacifico. In essa anima rimane la grazia, perché, avendo ricevuto questo pane della vita in grazia, rimane la grazia, consumato quello accidente del pane. Io vi lasso la imprompta della grazia mia sí come il suggello che si pone sopra la cera calda: partendosi e levando el suggello, vi rimane la imprompta d’esso suggello. Cosí la virtú di questo sacramento vi rimane ne l’anima, cioè che vi rimane il caldo della divina caritá, clemenzia di Spirito sancto. Rimanvi el lume della sapienzia de l’unigenito mio Figliuolo, illuminato l’occhio de l’intellecto in essa sapienzia a cognoscere e a vedere la doctrina della mia Veritá ed essa sapienzia. Rimane forte, participando della fortezza mia e potenzia, facendola forte e potente contra la propria passione sua sensitiva, contra le dimonia e contra ’l mondo. Sí che vedi che le rimane la imprompta, levato che ’l suggello s’è; cioè che, consumata quella materia, cioè gli accidenti del pane, questo vero Sole si ritorna a la ruota sua; non che fusse staccato, come decto t’ho, ma unito insieme con meco. Ma l’abisso della mia caritá, per vostra salute e per darvi cibo in questa vita, dove sète perregrini e viandanti, acciò che aviate refrigerio e non perdiate la memoria del benefizio del Sangue, ve l’ha dato in cibo per mia dispensazione e divina providenzia, sovenendo a’ vostri bisogni dandovelo in cibo questa mia dolce Veritá, come decto t’ho.
Sí che mira quanto sète tenuti e obligati a me a rendarmi amore, poi che Io tanto v’amo, e perché Io so’ somma ed etterna bontá, degno d’essere amato da voi.
CAPITOLO CXIII
Come le predecte cose, che sono decte intorno a la excellenzia del sacramento, sono decte per meglio cognoscere la dignitá de’ sacerdoti. E come Dio richiede in essi maggiore puritá che nell’altre creature.
—O carissima figliuola, tucto questo t’ho decto acciò che tu meglio cognosca la dignitá dove Io ho posti e’ miei ministri, acciò che piú ti doglia delle miserie loro. Se essi medesimi raguardassero la loro dignitá, non giacerebbero nella tenebre del peccato mortale né lordarebbero la faccia de l’anima loro. E non tanto che essi offendessero me e la loro dignitá, ma, se dessero el corpo loro ad ardere, non lo’ parrebbe potere satisfare a tanta grazia e a tanto benefizio quanto hanno ricevuto, però che a maggiore dignitá in questa vita non possono venire.
Essi sonno e’ miei unti, e chiámoli e’ miei «cristi», perché l’ho dato a ministrare me a voi. Questa dignitá non ha l’angelo, ed holla data agli uomini: a quelli che Io ho electi per miei ministri, e’ quali ho posti come angeli, e debbono essere angeli terrestri in questa vita, però che debbono essere come angeli. In ogni anima richieggio puritá e caritá, amando me e il proximo suo, e sovenendo il proximo di quello che può, ministrandoli l’orazione e stando nella dileczione della caritá, sí come in un altro luogo sopra questa materia Io ti narrai. Ma molto maggiormente Io richieggio puritá ne’ miei ministri e amore verso di me e del proximo loro, ministrando lo’ el Corpo e ’l Sangue de l’unigenito mio Figliuolo con fuoco di caritá e fame della salute de l’anime, per gloria e loda del nome mio.
Sí come essi ministri vogliono la nectezza del calice dove si fa questo sacrifizio, cosí richeggio Io la puritá e nectezza del cuore, de l’anima e della mente loro. E il corpo, sí come strumento de l’anima, voglio che si conservi in perfecta puritá; e non voglio che si notrichino né involgano nel loto della immondizia, né siano infiati per superbia cercando le grandi prelazioni, né crudeli verso di loro e del proximo, però che la crudeltá loro non possono usarla senza el proximo loro. Perché, se essi sonno crudeli a loro di colpa, sonno crudeli a l’anime de’ proximi loro, perché non lo’ dánno exemplo di vita né si curano di trare l’anime delle mani del dimonio, né di ministrar lo’ el Corpo e ’l Sangue de l’unigenito mio Figliuolo, e me vera luce, come decto t’ho, negli altri sacramenti della sancta Chiesa. Sí che, se essi sonno crudeli a loro, sonno crudeli in altrui.
CAPITOLO CXIV
Come li sacramenti non si debbono vendere né comprare, e come quelli che el ricevono debbono sovenire li ministri de le cose temporali, quali essi ministri debbono dispensare in tre parti.