Ma devo aggiungere un altro argomento, modesto, pedestre, volgare; non se ne abbia a male il mio amico Marinetti: quando faccio l'avvocato, devo fare del passatismo, tutt'al più del presentismo. È un argomento dei più umili. Volete sentirlo?

F. T. Marinetti: « Mafarka il futurista » romanzo, traduzione dal francese di Decio Cinti; « Mafarka le futuriste, roman africain ». Ora voi come avete fatto la vostra requisitoria? In sintesi (non entro negli spiragli, nelle pieghe delle vostre argomentazioni), in sintesi, la vostra requisitoria è questa: a me piace o può piacere Mafarka il futurista. Ammetto anche il fine nobile, ma il fine non giustifica i mezzi. C'è la forma, è vero?, la forma che mi offende. Quando voi dite: membro, noi siamo collettivamente offesi; quando voi dite: culo, il nostro pudore è violato. Dante Alighieri dice culo, e Dante Alighieri si legge nelle scuole. Se non erro, il verso è: «Ed egli avea del cul fatto trombetta». Quando Dante Alighieri dice puttana, dice puttana, e non v'è nessuna offesa. È vero che certe scene le ha trattate con reticenza; ma le ha trattate anche con sincerità, e la sincerità richiede, prima di tutto, la parola propria. Io non appartengo alla scuola cui appartiene il mio amico on. Barzilai, cioè io non dico che a questo mondo non si debbono mai dare dei pugni. I pugni non servono a far penetrare nella testa gli argomenti! ci vogliono anche i pugni. ( Applausi fragorosi ).

Ma l'argomento di diplomatica finezza presentato da quell'artista della parola e della forma che è il nostro amico Barzilai, non attiene alle ragioni della sincerità dell'arte.

L'arte, lo dica Capuana, lo dica chiunque abbia un po' ricercato le ragioni dell'arte nelle grandi opere che ci hanno lasciato i grandi passati, ha bisogno di sincerità, soprattutto nella forma.

Orbene, voi ritenete offesa al pudore per la forma; ma la forma è italiana e voi non avete mai accusato il libro francese. Cappa questa mattina vi parlava di Decio Cinti, quest'uomo fantastico, iperbolico, fuori del tempo e dello spazio, quest'eroe senza sonno, come il figlio di Mafarka, il quale non esiste, perchè c'è una nota della questura che lo dichiara irreperibile, ma che assiste al processo, ed è lì, e risponde al nome di Decio e al cognome di Cinti, e tutti sanno che è un bravissimo giovane, che ha tradotto molto bene questo libro. Quando voi, dunque, dite che colpite il libro per la forma, e vi fermate alla dichiarazione di irreperibilità del signor Cinti, voi avete salvato Decio Cinti, ma non avete salvato la vostra causa contro il Marinetti. Perchè, se pur Decio Cinti non esiste, esiste « Mafarka le futuriste », versato in atti da F. T. Marinetti in persona. E allora va bene che voi perseguitiate « Mafarka il futurista », per citazione diretta, ma un po' di interpreti, di periti franco-italiani, all'udienza, i quali ci dicano se il traduttore ha tradotto bene, questo sì era necessario. Quando vi sentite irritato perchè vi è stampato, per esempio, culo, siete andato a vedere se il libro francese dica culo, o dica, invece, les fesses, le natiche? Quando vi irritate contro la parola membro, avete ben cercato che cosa sia scritto nel libro francese? Avete fermata la vostra attenzione, in esame comparativo, davanti ai due testi?

Perfino il titolo italiano è infedele, perchè nel testo francese è scritto roman africain, e il lettore deve aspettarsi materia africana, costumi africani. In Africa non hanno i pudori che avete voi, sig. rappresentante del P. M., e gli africani, re o non re, tengono molte volte esposta quella cosa che si chiama membro virile, che voi, forse in omaggio al pudore, avete chiamato membro equino. Dunque, qui manca la base dell'imputazione. La sostanza non potete colpirla; la forma non è di Marinetti. Che cosa volete allora? Perchè avete incriminato? In che modo vi presentate all'udienza? Come fate il vostro dovere di Pubblico Ministero? Anche per citazione diretta, non avevate termini per introdurre periti? Non lo avete fatto; peggio per voi. La causa vi sfugge tra mano, vi manca il fondamento dell'accusa. Signori Illustrissimi, ho detto questo perchè mi pareva necessario il dirlo, perchè, se voi risolvete questa preliminare questione, voi non avete nemmeno il bisogno di esaminare il resto. Ed era argomento da dirsi, non si poteva tacerlo, e Cappa e Barzilai lo hanno taciuto, perchè sapevano che dovevo parlare io. E hanno fidato in me, da quei buoni amici che sono, perchè anche questo argomento volgare fosse presentato al vostro giudizio. È giusto, è una punizione che meritavo. Ma, volgare o no, è un argomento contro il quale il P. M. può domandare la parola, anche una volta.

Lei ha ingegno pronto e dica come mai ha creduto di attaccar un libro per la forma, senza curarsi di dimostrare se il testo italiano rispetti fedelmente quello francese.

Ed ora ho proprio finito, signori giudici. Mi risuona ancora negli orecchi una parola di Innocenzo Cappa: se Marinetti fosse stato un frequentatore di salotti mondani, un corteggiatore di donne, un giocatore al tavolo verde, un gaudente, insomma; se non avesse data la sua ardente giovinezza, la sua anima, la sua intelligenza, al lavoro, quasi profugo e consapevole di dover rendersi degno di due patrie, quella che gli ha dato la lingua in cui scrive, quella che gli ha dato il genio che lo muove ed investe la sua opera; se Marinetti fosse stato un piccolo letteratucolo, di quelli che scrivono i sonetti per i ventagli delle signore e per gli ingressi dei parroci, se fosse stato intinto di santità, e fosse andato a messa, se avesse, fra una messa e l'altra, cercato anche la donnetta, se fosse stato uno dei tanti giovani ricchi i quali perdono e disperdono i doni della propria vita in tutto ciò che costituisce l'orgia dei sensi e dell'anima, Marinetti non sarebbe qui. Egli è qui perchè ha lavorato, perchè ha pensato, perchè ha agito. Marinetti è qui, perchè, a un certo momento della sua vita, gli è venuta questa idea: che i letterati non basta che si rinchiudano nella propria stanza, non basta che ricerchino parole peregrine nei dizionari e nei testi, non basta che rincorrano le imagini con le ali della fantasia, ma devono sentire gli impulsi e i fremiti della vita che è intorno a noi e intorno a loro. E in quel giorno egli è diventato il capo del futurismo. Innocenzo Cappa è futurista a metà; Salvatore Barzilai non lo è affatto. Questo non ha nessuna importanza per i signori del Tribunale: io lo sono per intero. ( Applausi fragorosi. Mormorii. Discussioni ). S'intende che quando leggo il manifesto dei futuristi, ho l'obbligo di interpretarlo. Non vogliono i futuristi distruggere le chiese, i musei, le opere d'arte; vogliono distruggere quel culto del passato che costituisce una tabe nella vita artistica, letteraria, scientifica, politica italiana; vogliono distruggere questa specie di tabe senile per cui in tutti i concorsi è preferito il più anziano, a parità di merito, mentre un paese giovane dovrebbe preferire il più giovane (è giusto, giovanissimo rappresentante del Pubblico Ministero?) Vogliono distruggere una tendenza per cui anche un pezzo di legno, tarlato e brutto, solamente perchè è antico, è degno di venerazione. Vogliono distruggere non i musei, ma tante brutte cose e tanto ciarpame che i musei contengono. Davanti al Leone X di Raffaello o al Giudizio di Michelangelo o a una madonna del Beato Angelico, non prenderanno essi la face per incendiare, la mannaia per abbattere. No: futuristi, passatisti, presentisti, sono tutti riuniti nell'adorazione del bello: ma quando il brutto si vela dell'antico per farsi dichiarare bello, quando il brutto si copre di una targa su cui è scritto: «secoli passati» per imporsi alla supina e stupida ammirazione di quelli che vivono oggi; quando si continua dai poeti, dai pittori, dagli scultori, ad ammannire la vecchia storiella dell'amor sensuale, e si dimentica che freme d'intorno a noi tutta una vita di lavoro umano il quale aspira a raggiungere le più alte vette della vita e della società, oh per Dio! un po' di futurismo che scuota ed abbatta, ed elevi sui frantumi la nuova parola di una nuova umanità, questo futurismo deve avere tutto il consenso della nostra anima, la quale, perchè son passati gli anni, non è per anco nè vecchia, nè infracidita! Del resto, da molti ormai anche in Italia, dopo i comodi dissensi, i poeti futuristi Gian Pietro Lucini, Paolo Buzzi, Cavacchioli, Palazzeschi, Govoni, Armando Mazza, Libero Altomare son presi sul serio. Ed ecco là, ardenti, frementi in quest'attesa, anche i pittori futuristi Russolo e Carrà, con Umberto Boccioni, del quale abbiamo recentemente ammirata la grande esposizione individuale al Palazzo Pesaro di Venezia. ( Applausi fragorosi ).

E in Francia è considerato come cosa seria perfino da un giornale come il Figaro, che pubblica il Manifesto dei futuristi, redatto da Marinetti, in prima pagina. E quando quella che per ironia e per derisione è stata chiamata dai saputi, dai critici a pagamento, dai giornalisti e dai letterati di princisbecco, la troupe futurista, si è presentata a Napoli, la grande anima nata due volte, risorta alla vita, non appena risorta, parlo di Vincenzo Gemito, scriveva queste parole: «Al caro Marinetti, un saluto e un augurio per la sua nobile missione, di promotore e incoraggiatore del nuovo ideale d'arte in Italia, da un suo amico che ebbe la fortuna di applaudirlo solo fra una turba quando in Napoli lanciò il suo nuovo verbo artistico».—Oh, Marinetti, tu puoi consolarti di molti fischi, di molte male parole, di molti aranci sulla scena, se il vecchio glorioso che ha ripreso il grande scalpello, per cui era diventato, e sarà, auguriamolo con cuore di cittadini italiani, e sarà ancora gloria d'Italia, quando Vincenzo Gemito ha potuto scrivere del futurismo e di te queste parole!

E quando, o signori, tanta nobiltà d'animo, tanto disprezzo di lucro mercantile, è nei futuristi, è in Marinetti, potete domandare la condanna di lui come pornografo? Voi credete che si possa separare così l'opera dall'autore, da ritenere Marinetti un gentiluomo, a cui si può stringere la mano, e Mafarka il futurista un'opera pornografica? Ah, voi credete sul serio che un Tribunale italiano possa scrivere sulla fronte di questo giovane: pornografo, e mandarlo poi in giro nella vita con questa bolletta d'importazione? Voi credete sul serio che un Tribunale italiano possa mandare Marinetti, in nome degli ideali che lo hanno animato, in nome dell'arte che è stata la sua fede e la sua vita, possa mandarlo per il mondo così conciato, che tutti sappiano e tutti vedano che egli è un turpe e vile pornografo, il quale scrive delle cose sporche e brutte per guadagnarvi su un po' di denaro?