—Ci ha perdute lo stesso uomo. Bene, non importa... Senti... Siamo come due sorelle, ci siamo conosciute da tanto tempo... Pensa così, come penso io. E tu ora mi vuoi bene, e io ti voglio bene... Senti...
E la voce s’inteneriva sempre più, maternamente, e tutte e due quelle donne palpitavano. I fattori seguitavano a parlare, più basso.
—Io non ti lascerò mai!—balbettò ancora la bionda. E in quel patto cercò le mani di Letizia e le strinse—E tu giurami lo stesso! Tu non mi devi lasciare!... Ho paura di Napoli... Senti... Dimmi che m’aiuterai, che mi difenderai... Letizia, giuralo! Giuralo a Marta, a questa povera disgraziata!...
Letizia rispose, con un soffio di voce:
—Sì, sì... giuro...
Il treno entrò sotto la tettoia e passò sugli scambii con un fragore assordante. I fattori si levarono e agguantarono le loro valigie. Una voce, due, tre urlarono nell’oscurità:
—Napoli! Napoli! Napoli!...
Marta si buttò giù e stese le braccia alla compagna. Si spalancarono in quel punto gli sportelli di tutte le vetture e vomitarono sul marciapiedi un’ondata di soldati. Il ventottesimo d’artiglieria, il reggimento del furiere, era partito con loro da Capua. Ora i primi ranghi si formavano in fretta, sotto la tettoia, e confusamente s’udivano altre voci, e lampeggiavano altre armi laggiù in coda al treno.
Gli ufficiali gridavano i loro ordini e correvano qua e là lungo il treno.