Una di esse, con le mani in cintola, protese la testa arruffata.
—Ma dove siete?—gridò.
S’udiva, nel silenzio, il loro ansimare: come se avessero voluto per le prime arrivare alla porticella della chiesa quelle donne respiravano forte. E, fra tanto, per la scala dei dormitorii altre recluse scendevano di furia nel cortile, urlando, ridendo, schiamazzando.
—Fuori, fuori!—strillò una che sopraggiungeva—Venite fuori, monache! Vi vogliamo vedere!
Si fece largo tra le compagne, stese le braccia e tornò a gridare, in fondo alla chiesa:
—Fuori! Fuori!
Le fece eco un urlio assordante.
—Fuori le monache!
Il cortile s’era affollato. Cento braccia si levavano, cento bocche continuavano a urlare. Sul pozzo che non s’usava più e sulla cui bocca era stata posta una tavola, tre o quattro delle recluse erano saltate in piedi, per veder meglio. E a un tratto, nella folla, avanzando, le suore apparvero e si raccolsero in un silenzioso gruppo, di faccia al pozzo.
La superiora balbettò: