—Eh!—disse lui, facendo spallucce—Son seccato…
L'altro, passando il sigaro nell'angolo delle labbra, fece per incamminarsi. Manlio gli tenne dietro, stringendoglisi accosto. Gli pareva, che quegli non gli avesse detto addio per stare un po' assieme, e intanto già s'annoiava della compagnia.
Costui era un uomo in su i quaranta, scriveva per i giornali, era tenuto in molta stima nel suo paese e godeva d'una certa fama di serietà che lo onorava. Quella sera aveva l'aria d'uno cui è capitato un guaio e, piccolo piccolo com'era, col gran cappello su gli occhi, il bavero del soprabito alzato, faceva quasi compassione.
Dopo un momento di silenzio, camminando sempre, disse:
—Dove andate?
—A casa.
—Che brutto tempo!…—fece l'altro, senza guardarlo in faccia.
—Tempo canaglia…—rispose Manlio, coi denti stretti.
Vi fu un altro momento di silenzio, poi, lentamente, quello del sigaro mormorò con un risolino forzato:
—Come mi vedete ho perduto poco fa duecento franchi.