— Almeno — mormorò — Abbracciami, almeno!....
L'abbracciai. Sentii, in quel punto, sciogliersi il mio cuore così gonfio. Sentii che Barra era stato, dopo tutto, il mio compagno di speranze, di privazioni, di gioie... Il suo cuore batteva sul mio, così forte, così forte!.... E mi prese un tremito invincibile: la gola mi si serrò...
Ma, novellamente, e d'un subito, rampollò dall'orgoglioso e inasprito animo mio il tedio di questo ambiguo momento. Barra mi parve volgare e ipocrita: la sua frettolosa espansione mi disgustò.
— Vai, vai! — gli feci.
E, sulla porta, mentre ancora gli stendevo la mano, un impeto di collera e di disprezzo me la fece ritrarre.
— Va! — dissi — Addio!... Va pure!... Sii felice!...
— Addio... — mormorò Barra, timidamente.
Scese le scale, da prima lento, poi proprio a rompicollo. Io rinchiusi l'uscio. Mossi diritto al lume e lo spensi.
Si rifece l'oscurità nella stanzuccia. Nell'angolo della vetrata tornò, più vivo, il riflesso rossastro del fanale, e mi parve che il Vico Majorani diventasse più cupo e più silenzioso.
Mi sentivo piegare. Cercai il letto, tastai la fredda coltre, mi vi gettai sopra, bocconi. Il silenzio era alto. La fruttivendola, una storpia, addormentava il suo piccolo giù, nel vico, con una cantilena lamentosa.