— Che volete? — disse la biondina.
— Niente, niente — disse il donnone — Il signore cerca la baronessa.
La biondina aperse tutta la porta e si trasse da parte. Ora si illuminava tutta quanta. Era vestita d'un camice azzurrino e già pettinata, semplicemente. Nella mano destra chiudeva un mazzo di carte da gioco: l'altra mano, pur bianca, fine, esangue, abbottonava il camice sul petto.
— È la Virginia — mi soffiò all'orecchio il donnone — Tipo signorile.
Da un letto, in fondo alla camera la stridula voce di donna Clorinda gridò:
— Ho capito! È il pittore. Verrò, verrò, signor pittore! Verrò domani senz'altro!
— Non potreste oggi?
— Oggi? Ebbene, sì, oggi! Oggi senz'altro!
Era beatamente adagiata nel letto della Virginia, con la bianca testa su due capezzali, con una collana di grossi coralli al collo. Sulla coltre erano sparse alcune altre carte da giuoco. Accanto al letto era una poltrona sudicia e sdrucita, in cui la biondina avea fatto il fosso.
— Ha visto la Virginia? — mi fece il donnone riconducendomi all'uscio di strada — È un peccato. S'è legata alla vecchia e perfino le lascia il suo letto. E giusto adesso che avrebbe bisogno tanto di riposare. È malata, sa: ma è cocciuta...