Al secondo anno da quando donna Nena era venuta a stare lassù, in una mattina di febbraio ella uscì — come disse a Gaetanella Rocco — per andare a pregare l'amministratore di quel locale perchè le facesse rimettere a un finestrino della celletta un vetro frantumato. Da un orto vicino i monelli glie lo avevano rotto; il vento le entrava in camera, proprio accapo al letto. Quando il vetro fu rimesso la vecchietta ebbe compagnia in casa. Ci venne un piccino malaticcio, debole, pallido.
Da quel tempo ella si fece vedere più di frequente; il piccino aveva bisogno del latte alla mattina, di pane fresco, di frutta mature. Tutto questo faceva andare e venire dal cortile alle botteghe della via la vecchietta frettolosa, che per mostrarsi così tenera del bimbo almeno gli doveva molto voler bene.
Carmela la serva, pochi giorni dopo la comparsa del bambino, avendo appurato come e di dove venisse, si contentò di perdere tempo e di far aspettare la padrona per andare a confidarsi con Caterina la rivendugliola, vicina di Gaetanella. Tutte e tre sedettero attorno al braciere; Carmela a mezza seggiola, col paniere della spesa sulle ginocchia.
— Donna Nena questo me l'aveva già detto un anno fa. Ha una figliuola che si chiama Clelia. Due figlie le sono morte di mal sottile e quest'altra....
S'interruppe, strinse le labbra e battè col palmo della mano sul manico del paniere, con un'aria desolata.
— Capite?...
— Eh! — sospirò la rivendugliola.
— Che fa? — chiese Gaetanella.
— Come tant'altre, via.... La vita, — disse la serva.
Sospirò anche Gaetanella, chinandosi a riattizzare il fuoco.