— E la madre dov'è? — disse Graziella.
L'altra benedì l'aria con la mano; l'indice e il medio spiegati.
La sarta carezzò la testa bionda del piccino, il quale levò gli occhi e si mise a guardarla.
Subitamente irruppe la folla di tutti i monellucci del vicinato. Arrivava il carrozzone. Allora Gaetanella Rocco portò fuori il piccino, mettendogli in mano una ciambella. Gli trasse il seggiolino a bracciuoli fin presso alla porta del cortile che metteva per le scale, rôse dal tempo, sul Corso.
Poco dopo il carrozzone si portò via la vecchia per tutto il Corso. Il cocchiere zufolava con le redini sulle ginocchia, col vento secco di faccia. Dietro, sulla predella, i due becchini si bisticciavano, le gambe penzoloni.
— Donna Nena se ne torna a Roma! — esclamò, ridendo, un calzolaio ch'era uscito a vedere il carrozzone anche lui, con uno stivale fra mani.
La facezia ebbe successo fra quanti guardavano. Donna Nena se ne tornava a Roma! Buon viaggio! Le vicine ridevano. Rideva più forte Nannina Fiocca, la innamorata del calzolaio. Quando gli passò accosto gli dette uno spintone.
— Bel cuore che hai!
— Senti, — le fece il calzolaio, — presto lo farai anche tu il viaggetto....
Nannina si volse, grattandosi la coscia per allontanare il malaugurio, e gli gridò con la voce argentina: